lunedì 30 giugno 2008

IEMEN L'Interrugatorio

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So già ke mi ci vorrebbe ben + tempo ed elettricità d qta ne abbia a disposi zio, indi utilizzo la metodologia Reportagistica Da Appunti già sperimentata nel post Dauro-Mandura. Piglio il quaderno e ci copio quello ke ho voglia, senza riformulare, talvolta specificando tra []. Ok. Tutto inizia quando Stefania decide di farsi una vacanzina per conto suo, destinazione Yemen… e tutto continua quando Paolo è costretto dalla burocrazia etiope ad uscire dal Paese popo in quei giorni. Cassa Caritas, Caritassa, individua l’elemento discriminante per la scelta della sua meta nel costo del biglietto. Indovina il Paese + economico?

Ehi Stefaniaaaaa, sono quaaaaa, 2 file davanti a te!! Mi vedi, 6 contenta? Ci avresti mai creduto? Perchè kiami la hostess? E lui ki è? Ehi, ehi… no, non la stavo molesting, no, i’m not Manfredi.. she’s my friend. Stefaniaaaa, diglieloo..
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30.6.2008

[al bar dell’aeroporto, post cècchin]

Lentamente (prima ke il megagentile Misgana arrivasse al cancello) mi avvicino al viaggio meno preparato della mia vita.

Oggi è sparita l’h2O e i piatti nel lavandino si sono un po’ irritati all’idea di dover aspettare la dolce Tru mercoledì x farsi un bagno [il loro proprietario non gli ha insegnato niente]. Mentre preparavo lo zaino per andare in qsto Paese musulmano, dove sono frequenti le prese in ostaggio di turisti occidentali, ki ha lasciato la mia mano –il mio polso- è stato il Tao, x andarsene in un luogo non meglio precisato. Non in Yemen pare.

I miei springroll tardano ad arrivare, il volo è già stato kiamato.

[flashback di un’ora] “Odio qsto posto”, commenta Teddy, avvistando l’aeroporto. “Ci credo”. “Io accompagno qua i miei amici, loro spariscono dentro, e non tornano +”. Dice qualcosa in amarico mettendomi la mano trai capelli, e lui e Misgana ridono. Lo guardo perplesso. “Mi mankerai, amico”. “E’ solo una settimana, Teddy. E in + tu dici ke qst’anno il tempo vola…” “Mi mankerai lo stesso”.

Sarà dura lasciarsi a settembre, allora.
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[in sala d’aspetto]

Qto sono luminosi gli aeroporti? Cinema la lenta processione dei 10 h ke salgono le scalette dell’aereo x pulirlo in una manciata di minuti…

SULL’AEREO seduto dietro un’Amelie sposa di un indio (in ke bel pianeta viviamo?) mangio un riso ke sa d matite colorate, delle zucchine ke sanno di anguria (buona) e mi faccio un panino con un formaggino; prima di mangiarlo ci spalmo xò della crema all’aceto. Una lattina colla linguetta igienica (ma nemica della natura); erano anni ke non ne vedevo una.

NOTA X IL FUTURO: la pepsi ti fa skifo
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[arrivato a Sanà, mezzanotte, spaesato, ki mi fa il visto mi fa anke il piacere d kiamare un pulottino, ke controlla il mio passaporto. Vi trova i visti d un po’ di Paesi, alcuni abbastanza agitati. Questa è la mia spiegazione per ciò ke riporto qua sotto, ma forse era solo la voglia d passare un po’ di tempo insieme ad una persona simpatica. Per inciso, mi sono divertito un sacco, in un paio di momenti ero così contento ke ho dovuto voltare le spalle al mio interlocutore per ridere e tornare statuario. Il mio passaporto passa nelle mani di 2 poliziotti in borghese, il buono e il brutto, x finire in quelle del cattivo. Affilato, sportivo, pare abituato a questi interrogatori, fuma e stringe gli okki, non padroneggia alla grande l’inglese e qsto mi permette d fare teatro gratis, mimandogli ad ampi gesti ciò ke dico].



Come ti kiami?

Paolo

Perché 6 qua?

Turismo

X’ sul tuo visto c’è scritto “visita”?

Non lo so, non conosco la differenza.

Non si fa una visita da solo.

Ah. Sto aspettando 2 amike.

Dove sono?

In Gibuti

Qdo vi incontrate?

Stanotte

Stanotte non ci sono altri voli

Allora hanno annullato il loro volo

Non si fa turismo in Yemen

Perché no?

Perché non c’è niente da vedere; cosa vuoi vedere?

Lo Yemen [i poliziotti *******]

Cosa nello Yemen?

Dimmelo tu, 6 tu ke lo conosci.

No, dimmelo tu.

Ok, lo vedo e telo dico. Come ti kiami?

Mhh.. Josè.

(tipico nome yemenita. fingo di leggergli il cartellino in arabo, dandogli ad intendere ke anke se leggo un altro nome gli voglio dare corda. Si guarda il cartellino, x vedere se ci sono scritte in caratteri latini) Ok, Josè, cosa c’è ke non va?

Niente, adesso facciamo solo una kiakkierata.

Sì: fino a ke ora ci sono i taxi?

Non ti preoccupare, tutta la notte.

Non voglio chiacchierare con te tutta la notte.

Cosa facevi in Etiopia?

Ci lavoro.

Per chi lavori?

Per Caritas Ambrosiana, colle prigioni di Addis Abeba.

Raccontami nei dettagli.

Scrivo un libro sulle prigioni [bella mossa, Paolo] e faccio counselling ai prigionieri.

Dove?

In 2 prigioni: *****, a 90 km da Addis e a ***** ****, a 70.

E che libro?

[Oramai è fatta] Diritti umani.

Mmhh..

[penso a quali prove ho dietro da portargli… il tesserino del servizio civile! Mai usato, ecco a cosa serviva, mi salvava da un momento di difficoltà. Lo estraggo e lo tengo per un po’ in alto, tipo Excalibur. Scherzo]. Leggi qua: Paolo Dell’Oca, e sono io, e Caritas Ambrosiana.

E Servizio Civile Nazionale. Cos’è?

[…] Un altro mio datore di lavoro.

Facciamo ke meli spieghi per bene entrambi, adesso, ok. Io ho tempo, tu hai tempo. Iniziamo: cosè Caritas Ambrosiana? Cosa significano queste parole?

“Caritas” significa “amore”, “ambrosiana” di Milano, la mia città, ACMilan, Inter Milan.

Sì, la conosco. E quali sono i suoi goal (scopi, in inglese, mentre lo dice accenna un calcio ad un pallone immaginario).

I suoi goal (ne imito la pantomima) sono il sociale a Milano, per esempio i rom, e alcune emergenze, tipo tra poco in Etiopia ke quest’anno non ha piovuto. Lei ci può arrivare in fretta perché si muove sulla rete delle parrocchie cattoliche. [Tu invece non ci puoi arrivare in fretta x’ mi pari un po’ lento].

Mmm.. ma “Caritas” cosa significa?

Mmm. Come ti dicevo prima “Caritas” significa in latino “amore”.

Ah, amore.

Sì, amore. [in altre circostanze 2 battute del genere potrebbero essere male interpretate]

E perché Caritas ti ha mandato qua?

Caritas non mi ha mandato qua, in Italia puoi decidere tu dove andare a spendere le tue ferie.

E perché hai scelto lo Yemen?

Da Addis costava poco e a Gibuti faceva troppo caldo.

E il Servizio Civile Nazionale? Service so cosa significa, e anche Civil, e anche International. Ma cosa fai?

In Italia puoi scegliere di farlo: lo Stato ti paga per un anno.

Sei per lo Stato?

No, sono in Etiopia per Caritas Ambrosiana, ma pagato dallo Stato.

Ma cosa fa il Servizio Civile Nazionale?

Allora. Fino agli anni 90 tu italiano eri obbligato a fare il militare, poi potevi scegliere di fare il servizio civile, ora entrambi sono facoltativi.

Mmm. Qual è il programma della tua settimana in Yemen?

Non lo so.

6 qua e non sai cosa farai?

Sì.

Perché?

Perché aspetto di decidere domani con le mie amiche e una guida locale.

Dove sono le tue amiche?

[Dimmelo tu, te l’ho detto 3 volte] In Gibuti.

Qdo vengono?

Dovevano arrivare stasera.

Come si chiamano?

Stefania Cardinale e Francesca Bernabini.

Cosa fanno?

Lavorano nella cooperazione.

Dove?

Stefania come me, Addis Abeba, per Caritas Ambrosiana, pagata dall’Italia. Ma lavora nell’AIDS.

Cioè?

L’AIDS, l’HIV.

Cos’è?

È che se tu ti buchi con siringhe infette, o se hai relazioni sessuali non protette tela prendi [l’AIDS spiegata da Geronimo Stilton].

E Giuliana?

[allora, i casi sono 2, Sherlock: o 6 un imbecille o i tuoi trucchetti colle domande di controllo dovresti imparare a farli un po’ meglio, su informazioni + precise e lasciando + tempo in mezzo. Non è difficile, ti serve qualche sessione a qualsiasi gioco di ruolo, puoi imparare anke tu, genio]. Francesca.

Uh, Francesca, l’altra.

Francesca non lavora con me, non lo so.

Tu sei un giornalista?

[Tu 6 un idiota]. No.

Vuoi fare i confronti con quello ke vedi qua e quello che hai visto in Etiopia.




No. Tu lo dici. Non lo voglio fare per lavoro. Ma è naturale (dài, parlo un po’ io, tu non capisci il mio inglese, ti stanki e mi lasci andare, ok?) ke quando vedi 2 Paesi ti viene da fare le comparazioni. Prendi 2 donne: le guardi e in automatico sai quale ti piace di +. Ok, ho sbagliato esempio, ma è x’ non sono ancora uscito da qua, x’ stiamo parlando da un bel pezzo, Josè, e non ho ancora capito dove sono arrivato e ke qua le donne sono tante Macchia Nera [e gli uomini tanti Manetta], quindi lasciamela. E lascia anche me, così me ne vado in hotel e aspetto le mie amiche [e posso trascrivere questo interrogatorio, ke se nnò poi mi dimentico, e pagherei x fermare il tempo e farlo qua e ora, ma non ho ancora cambiato in real yemen e qdi non posso]. Anzi, sai cosa puoi fare? Accertati che c’era un aereo stasera ke sarebbe dovuto arrivare dal Gibuti, ke in fondo è la vera falla del mio interrogatorio, ti ho detto ke sto aspettando delle amiche ke arrivano con un volo ke non esiste! Così, prendi le tue sigarette, vai all’ufficio dei voli e kiedi se è stato rimandato e qdo, così poi melo dici ed io domani torno qua e conosciamo le mie amiche, ok?

Nell’intanto veniamo interrotti dal Buono ke dice ke il volo dal Gibuti è atterrato in quel momento..

domenica 29 giugno 2008

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È il 29 giugno, il mio onomastico. Sono le 3 di pomeriggio, sono in sala, ho rimosso tutte le tende dalle finestre, è una bella giornata ventosa. Il rumore del traffico d addis non raggiunge le orecchie d qsta casa. Al tavolo siamo io e ash. Dovevamo andare in orfanotrofio, ma la stesura d 2 progetti all’ultimo momento mi ha impedito, e lui sta aiutandomi nella conversione euro-birr di alcune spese. La porta della casa vicina cigola, il mio pack libera il blues di Matteo Brancaleoni, e io son contento.

sabato 28 giugno 2008

ventotto giugno duemilaotto

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domani inizia l’anno paolino, melo dirà un frate dall'ambone, nel sermone. Aprirò il qadernone e scoprirò ke è il mio onomastico. c sono scoperte peggiori, è il 1° anno ke non melo sono ricordato.

oggi cammino, la luna skiarisce la notte, mi mostra le pozze, i cani deambulano sonnolenti, un po’ indecisi su dove cavolo rimediare della carne, m’ignorano.

Una settimana fa era l’una, e io e Ash avevamo appena finito d vedere la Spania da Sara. Il programma originario ci avrebbe voluto in un covo etiope, quindi filospagnolo (e ago italiano). Ma la cul-car la sapeva lunga e sé rifiutata d trasportarci a prendere insulti. Così sé bloccata e sé fatta spingere fino alla sua dimora, ke poi è anke quella d Sara; x farci aiutare nello sforso abbiam sveliato Johni x la strada, e poi c siam spalmati sui divani e poi ci siam grattati via; come si grattano le rane spiaccicate dall’asfalto delle autostrade. Per la seconda volta quest’anno Fabregas mi manda a casa col muso di ghisa.

All’altezza del DLH (o 3 consonanti affini) 3 cani zombi c mostrano i denti, ma noi non arriviamo impreparati: io ho uno spazzolino, men3 l’esperto Ash s’era premunito dun bastone lungo, alla bisogna trasformato in 2 bastoni corti (1d1 danni). Attendo le mosse del commilitone, sono un apprendista nel combattimento contro cani randagi. Si avvicina, agitando il legno, si prende qke ringhio, lo affianco e mi prendo qke ghigno; ma non è ke nessuno aspiri al sangue, un po’ di passi laterali e superiamo quel pesso d strada. Le bestie rimangono a fare brutto nel loro territorio, ke noi si è già oltre, a kiakkierare di come in “non l’hai mica capito” ci sia la parola “interessa” cesta di lettere in cui risuonano 2 vocali identike, le E, con suono diversissimo. Che poi c sono anke nella parola “lEttEre”, perlomeno a pronunciarla col suono milanese ke non so sé diverso da altri.

il plurifotografato nostro cortiletto
Stanotte invece i cani non difendono territori: Addis è anke mia e loro lo sanno. I supereroi Sara Zed stann volando in Korea a vedere i mondiali d calcio in differita. Stefania è in Jibouti a prendere i gradi, manco fosse un militare; se ne cuzza 50 tutti in una volta e non in un bikkiere. M’avvicino a casa, ho lasciato le luci accese, tanto ero qua d fianco a prendere il pane. Un viaggio veloce, saranno 10 metri se passo a tirare un calcio al pallone: esco dal cancello e 3 delle mie 31 personalità hanno una ghiotta occasione per teatrare a memoria.

HAN: Tienti pronto, Chube, ci siamo. Innesta i motori subluce. Ma che diavo... Ah, siamo usciti dall'iperspazio sotto una pioggia di meteore. Forse una collisione di asteroidi. Non è su nessuna carta.

LUKE: Che sta succedendo?

HAN: La posizione è esatta, solo che... non c'è il negozio.

LUKE: Come sarebbe? E dov'è?

HAN: Sto cercando di dirtelo, ragazzo. Non c'è. È stato del tutto spazzato via.

LUKE: Cosa? Come?

BEN: Distrutto dal Regime.

HAN: L'intero esercito governativo non potrebbe distruggerlo. Ci vorrebbero un migliaio di tanks con più potenza di fuoco. Sta arrivando un altro cliente.

LUKE: Forse lui sa che è successo.

BEN: È una spia della flotta Imperiale.

LUKE: Ci ha seguiti.

BEN: No, è un caccia a corto raggio.

HAN: Non ci sono basi qui intorno. Da dove sbuca fuori?

LUKE: Se ne sta andando di gran fretta. Se non troviamo il pane siamo nei guai.

Il panettiere era scomparso. Non c’era + nessuno, niente: un locale sventrato, privato della sua essenza. Dalla mattina alla sera. Manco fosse uno stand, forse un misunder stand. E niente perturbazione nella forza, stavolta. E niente attakki d cagotti ke mi mettono a sedere.

Rientrando a mani vuote indovino la sagoma della pallina da basket dei Toronto Raptors nel giardino. Anke lei era scomparsa. La prima volta un mese e mezzo fa, preKenya. Poi un giorno tornai e trovai x strada dei ragazzotti giocarci. A calcio. Ahia. È una regola dello sport, una delle prime ke impari, tela insegna qualke testimone de Coubertin, magari La Paola: “Le palle da basket non si prendono a calci. Chi lo fa va a cambiarsi”. Mi fermai. Come ha fatto ad arrivare a loro? Li mando a cambiarsi? Rapido interrogatorio alla coscienza: “E’ + squallido ke l’omino bianco reclami la sua pallina da basket, o ke faccia matura mente finta di niente, in fondo kessarà il furto d una pallina?”. Ebbi la sensazione ke fare finta di niente possa essere una forma di razzismo: legittimo il furto x’ loro sono Etiopi. Parliamoci kiaro: io voglio la mia pallina, un modo x farmi arrivare ai traguardi di pace è prendere a calci la palla e inseguirla.

Non sai che ci vuole scienza, ci vuol costanza, ad invecchiare senza maturità, ma maturo o meno io ne ho abbastanza della complessa tua semplicità. Ma poi chi ha detto che tu abbia ragione, coi tuoi "also sprach" di maturazione o è un' illusione pronta per l'uso da eterna vittima di un sopruso, abuso d' un mondo chiuso e fatalità; ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me che cos'è la libertà!

Optai qdi per l’intervento formativo e rientrare in possesso del mio tessoro, me l’han regalato al mio compleanno, me l’ha regalato Deagol, è uno strumento sferico su cui accanisco perturbazioni della forza e della debolezza. Optai, mi fermai e li guardai. Braccia conserte, silenzio. Uno alla volta mi videro e si fermarono anke loro, belle statuine sgamate in fragrante; non molto sgamate a giocare colla refurtiva davanti alla casa svaligiata, ma fa = perché quello ke mi dava le spalle fece un “denilson!” alla giovanni, prima d capire ke qcsa non andava, girarsi e mettersi in imbarazzato ascolto.

“That ball is terribly similar to mine”.

Uh. Capirono. Il + grande le allungò un calcio nella mia direzione. La pallina ballonzolò fino a me, se avessi sbagliato lo stop e fossi ruzzolato a terra sarei entrato negli annali somali. Quasiquasi tifo contro di me. Non successe. Muto mi kiusi il cancello alle spalle. Ma non finì lì.

Giacchè la pallina resistette in mia cumpa per un par d settimane prima d essere nuovamente sequestrata, stavolta assieme ad un reggiseno d Stefania. Che, vabbeh, poteva andarle peggio; alla pallina intendo.

la prova del cuocio
E qdi or ora la pallina sta lì a guardarmi (il reggiseno no), sorrido e penso ke posso cenare benissimo anke senza pane. Cosa po3i farmi? Nel frigorifero ho wurstelini olive cipolle. Pepe, olio, pan grattato ed è sugo. Bella. Alzo gli occhi dalla pallina li porto sulla casetta. La prima cosa ke faccio qdo rimango in casa da solo è quella di eliminare ogni tenda, per kiarezza; intendiamoci: puoi kiamarlo esibizionismo, io preferisco sostenere ke amo la luce naturale, ma magari c stanno entrambe e anke altre. Farò un referendum consultivo tra le personalità; anzi melio, cerco d intercettargli le telefonate e poi le mando a Dagospia. Tengo gli occhi sulla casetta: le ho lasciato le luci accese e la percepisco calda; sembra quei quadri a tempera di casupole in legno scaldate all’interno da un camino. bello

Penso a qsta frase

se c fosse la neve sarebbe bellissimo

J

venerdì 20 giugno 2008

S.P.Q.E.

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Sono Pazzi Questi Etiopi

In precedenza accennavo all’area 17. È qsta zona misteriosa ke tutti sanno dovè ma nessuno capisce. Un po’ jellata, come suggerisce il nro. C’è bisogno di scriverlo? È l’Etiopia. A seguire un elenco degli arcani collezionati in qsti mesi. Sicuro che anke gli Etiopi potrebbero stenderne uno (ben + pingue?) se capitassero in Italia (o anke solo su d me), èl mio turno. Tanto per cambiare.

_ La giornata nell’area 17 inizia colla luce alle 12, che corrispondono alle 6 del mattino del Resto del Mondo. La loro “una” sono le nos3 7 del mattino. Qdo arrivano a 12 (le nostre 18) riazzerano. Qua è il 2000. Per la precisione il 7° mese (di 13 mesi, l’ultimo dura 4 o 5 giorni) del 2000. Il calendario liturgico in Addis e nel Nord dell’Etiopia segue la frequenza ortodossa, così come diversi aspetti della messa cattolica rimandano a quelli compassati ortodossi. Il mondo definisce gli ortodossi etiopi “copti”, ma se kiedi a loro ki è un”copto” non sanno rispondere.

_ Nei bagni etiopi ci sono sempre 2 rubinetti, uno rosso, e uno blu. Di solito ne va solo uno. Talvolta 2, altre volte non c’è acqua. Indipendentemente dal colore, l’acqua è sempre fredda. Poi c’è la mia doccia, attaccata al boiler. Al rosso corrisponde l’acqua fredda. La prima volta sbagli, poi telo ricordi finkè campi.

_ La notte del mio compleanno il rubinetto della cucina (in una drammatica replica di un'esplosione d 2annie1\2 fa) è rimasto in mano ad una Stefania urlante. Il figlio del proprietario d casa, sveliato verso l'una, l'ha aggiustato con dei capelli.

i rubinetti esplodono solo d notte
_ Ad Addis Abeba esiste (come in molte altre città che non conosco) una professione che non immaginavo: il pastore di città. È colui che porta a spasso il suo gregge per i marciapiedi cittadini e viene fermato dai macellai che scelgono il capo che preferiscono. Quelli già prenotati hanno un segno colorato sul manto. Non valgono i capi politici. Poi, a seconda di come viene tagliato, ma questo è valido soprattutto per i manzi, e delle preghiere che vengono pronunciate, la carne finirà esposta in un carnivendolo musulmano o ortodosso. Colla crocetta o la piccola luna. Per un cristiano mangiare la carne musulmana è un peccato da confessare.

_ Ci sono poki semafori, e in quelli ke c sono l’arancione avvisa le macchine in griglia d partenza ke il rosso (oltre al verde) sta finendo. Quanto sono milanesi? Quanto sono tamarri? Vi basti sapere ke stiamo guidando una Toyota Corolla con 2 luci elettriche azzurre sul cofano e il pedale largo da formula 3 (può essere la Formula 3?). Ma automobilisticamente parlando, Addis è un piacevole salto nel passato; se solo non fossero così tante (ma poke rispetto a Nairobi, mi allertano Roberto, Alberto e Gioverto). E un piacevole salto in un futuro (!?) possibile, dove la makkina non è una proprietà privata, ma un bene collettivo e ognuno si paga la benzina (come nell’ideale Libero Stato del mio amico Riccardo Fabiani): qua un po’ tutti sono in grado di aprirti la makkina, soluzione (cui abbiamo già ricorso un par d volte) x ogni volta ke sbadati italiani lasciano le kiavi dentro una makkina kiusa.

_ Una mattina, prima d’andare in ufficio (da adolescente temevo che prima o poi mi sarebbe toccato usare un’espressione del genere, ma non credevo sarebbe successo in Etiopia), mi reco a riconsegnare i vuoti delle bottiglie ad Ato Boldon (1° di 3 soprannomi di Ato Tolcia, proprietario d casa nostra, vicino d casa e gestore d un piccolo spaccio di coca –indicata per i problemi d stomaco- e birra –indicata per i problemi-). Ma il suo esercizio commerciale è ancora chiuso: allora guardo il portone di legno robusto per qualche secondo, come in attesa, sotto gli occhi spettatori di un ragazzino che si starà chiedendo perché io non mi muova. Indico la porta, agitando l’indice, la guardo forte e questa si apre con dietro A’torcia (2° d 3 soprannomi). La porta non aveva occhielli o fenditure. Vorrei potere scrivere che il bambino è scappato via urlando, ma si è limitato a sorridere. La mia magia in Africa stupisce poco.

_ Una mattina, prima d’andare in ufficio (da adolescente temevo ke prima o poi sarei diventato ripetitivo, ma non credevo sarebbe successo a 27 anni) esco dal mio cancello. Beh, qsto tutte le mattine. Solo ke stavolta, a 3 metri da me un uomo etiope mi fissa, imponente, giacca&cravatta, valigetta, occhiale da sole. Mi scruta, mi aspettava. In vista non c’è nessuna donna con un coniglio bianco tatuato. Pensapensapensa. Morpheus non m’aveva avvisato. Mi giro d scatto, devo telefonare a Trinity, ma è morta in Matrix Revolutions, vedo un altro uomo, identico, giacca valigetta occhiale scuro cravatta massiccio. È finita. “I federali, Etì, scappa!”. Maurizio m’aveva fatto cancellare il post in cui descrivo troppo dettagliatamente la situazio politica dell’Etiopia, ma Ale non era riuscito ad eliminarlo dai risultati di google.. Il 2° marcantonio mi rivolge la parola in inglese. Fingo d non capire. Dovevo lasciare stare Zenawi, melo diceva la mamma. Mi chiede se parlo francese, in francese. Nuà. Mi kiede dove sto andando. “Work”, rispondo, iniziando a camminare. Impassibili, mi seguono collo sguardo. Appostamento fallito. I’m sorry, ma sono già trai testimoni d Genova (a proposito, son qua ad Addis a scrivere sulla giustizia etiope e apprendo che l’ordinamento italiano per legge non è attrezzato a sanzionare la tortura), e poi sarebbe un casino collo smistamento della posta, voi mi capite, quella consonante…

_ Sul frigo di un bar sono appuntati in inglese i prezzi delle bibite: coca 2,5 birr, merinda 2,5 birr, acqua 2,5 birr, bottiglia vuota 5 birr. [Il tutto ha una spiegazione, che ho capito dopo. E forse anke tu c puoi arrivare. No, forse no. Rimane la misteriosità dell’informazione].

_ Il panettiere di fianco alla nostra casa ha appiccicato fuori dalla porta la foto ritagliata da un giornale d un calciatore italiano. Lui è evidentemente un finissimo intenditore di pallone, ed ora nella via siamo in 2 a guardare quotidianamente la maglia di Andrea Pirlo. Lui in foto, originale; io dal vero, tarocca. Ma tra tutti i campioni della Premier League? E tra tutti i calciatori italiani ke possono piacere, devi essere davvero un pozzo di comprensione calcistica per volere onorare Andrea della presenza cartacea in questo pezzo di Addis. Certo, da qdo ha quella foto ho ripreso a comprare il pane da lui e non dove è + buono; forse Merado (il ragazzino panettiere) è semplicemente molto sveglio nel compiacere alla clientela.

[All’indomani della vittoria contro la Francia, passo da lui per complimentarci: tra inglese e amarico gli dico ke Pirlo ha mandato a casa i francesi, ma non vedo + la sua foto attaccata alla porta. L’esito della conversazione con Merado è il seguente: il ragazzino kiama un bimbo vicino, me lo indica e gli dà un ceffone. Provo ad intervenire, ma il tutto si è già concluso senza ke io capisca nulla. Un’interpretazione vorrebbe il bambino strappatore della foto d Pirlo, ma non credo sia così facile].

_ Le donne possono scegliere tra decine di tagli di capelli, ognuno dei quali assume ai miei occhi valenze artistiche; quelle che li preferiscono lisci all’occidentale vanno dal parrucchiere a farseli stirare ogni volta che se li lavano, mediamente ogni 3 giorni investendo così gran parte del mediamente basso reddito familiare. A differenza ke in Italia, nessuna va a farsi la permanente. In compenso gli uomini possono scegliere un unico taglio: corti&ricci, per me, grazie.

_ Ogni tanto ad Addis l’Uomo Tolcia (e rivelo così il 3° nick) entra in casa tua, acceso, scuro in volto, vomitando parole come un predicatore surriscaldato. Agita le braccia, cerca la tua comprensione, ti indica la canna dell’acqua, ti accompagna vigoroso in casa sua, continua a parlare ma un po’ meno di prima. Poi ti guarda, interrogativo, in attesa che tu risolva il suo problema. Allora tu dici “Hkrta, amarigna allaukam” (? mi spiace, non so l’amarico). Lui ti guarda ti sorride, ti fa capire che non c’è problema, ti stringe la mano. Allora, pronunciando il nome di una persona in comune che parla sia inglese che amarico, estrai il telefonino, così può spiegare la faccenda a un 3° che poi la spiega a me. No, no, non c’è bisogno: ride e mi ristringe la mano, accompagnandomi indietro.

_ Le persone si salutano moltissimo all’arrivo, ma quando se ne vanno non lo sai neanke, non ti vengono a salutare.

_ Sara ha fatto un incidente senza coinvolgere nessuno, con la sua macchina, ed è stata processata: quindi ha dovuto pagare lo Stato etiope per essersi rovinata la macchina, ma se non fosse intervenuta personalmente, interrompendo il suo interprete acchiappato a caso fuori dall’aula, sarebbe finita in carcere.



_ Cammino un po’ a caso, è una giornataccia, el cielo, grigio ma stitico, ben la rappresenta. Ho gli okki duri, a terra, la testa kissà dove. Sono sulla strada, un Pedone ke dietro me viene clacsonato da un fuoristrada, indi mi trasferisco sul marciapiede. È giusto: non in tutta Addis c’è il lusso dei marciapiedi, ma dove c sono è educazione civica usufruirne, sgomberando il passaggio automobilistico. Ma la guardia di un grande magazzino m’invita a tornare in strada: 2 ragazze stanno lavando il marciapiede, e con le mie scarpe lo infangherei tutto. Troppo lussuoso per essere usato.

qsta manco ricordavo d averla scattata
_ I manichini sono importati e qdi in maggioranza bianchi (in un negozio, non abbiamo capito se per scelta estetica, erano bendati), così come molte pubblicità di prodotti di bellezza, o le bambole nei negozi di giocattoli.

_ Fine febbraio, in ufficio: 10e15 pausa the. Quasi tutto il personale dell’ACS si raduna in una sala. Non è un momento ke solitamente vivo, ma ci finisco dentro mentre parlavo con una ragazza. Al bancone incontro un mio pseudo amico ke mi kiede come va e gli racconto d Bunno. Beh, la tragica vicenda lo fa ridere come 1 pazzo. Mi paiono gli esordi di Ollio, qdo stava girando il western Rex, King of the Wilde Horses, saltò a cavallo e qsto si affloscia a terra sfiancato e allora Hardy andò a fare film comici (con lo stesso regista, qdo si è ripreso dalle risate); ke mela vedo la scena: tutta la troupe piegata, piange dal ridere, il regista guarda Ollio, ke un po’ imbarazzato un po’ divertito si rialza da terra, lo abbraccia e gli dice: “Basta western, io e te faremo ghignare”, e i 2 entrano direttamente nel set adiacente dove li aspetta Stanlio col suo sorrisino. Vabbeh, qsto è un altro film. Torniamo al racconto della Bunno story, l’epilogo colpisce il mio interlocutore colla forza del solletico: qdo gli ho svelato di averlo seppellito è impazzito e tra le lacrime mi ha kiesto “L’hai sepolto come un uomo?”. Fattostà ke in uno zero secondi lo sa tutta l’arcidiocesi e nel pomeriggio processione di visitanti in ufficio a vedere i video e a sentire la loro versione della storia. Gli Etiopi non fanno mai domande (tranne il comestai) ma si raccontano tutto quello ke sanno su di te. Spesso qdo gli parlo non riesco a capire esattamente qto siano interessati a ciò ke dico. Vabbeh. Cmqe alla fine della giornata lo pseudo amico fa il suo ingresso (forse vuole un bis?), e mi racconta la sua, di storia. Per la precisione quella dei suoi fratellini, entrambi malati d emofilia, per i quali in Addis non ci sono medicine, magari in Italia?

sì, lo so, l'avete visto in tutte le salse (...), ma ha risc osso un tale successo ke lo ripropongo
_ Sono entrato in un negozio di vestiti e il venditore voleva comprarmi un braccialetto che avevo al polso, un piccolo tao.

_ Sul marciapiede, stavolta indisturbato, mi facevo d coca(cola) con Ash(ish), qdo sentiamo un coro d persone. Ci giriamo e vediamo arrivare saltellanti una ventina di uomini, che corrikkiano agitando dei bastoni e cantando a coro. Ci spostiamo, per sgombrare il passaggio all’irrealtà. Per intenderci, non siamo in Full Metal Jacket, piuttosto nell’Era Glaciale, la mitica scena dei Dodo. Cmqe mi viene spiegato ke è una tradizione Oromo, qdo escono dal lavoro vanno così a casa. Poi salgono sul passaggio pedonale sopraelevato e incrociano un poliziotto, ke gli dice qcsa (ipotizzo: “Ma quanti anni avete?”). Per 7 metri si fermano, camminano silenziosi e sornioni, e poi riprendono belli giulivi e corrikkianti verso le loro case. Non so se rendono qsto mondo + giusto, sicuramente + divertente.

_ C’è chi va al bar a farsi un pranzo veloce prende le ordinazioni dalla macchina, e si trova a consumare il pasto frugale in un parcheggio nella ristrettezza d’un sedile che sarebbe meglio non macchiare, con il bicchiere sul crusc8, il freno a mano dove sappiamo. Il bar è deserto, ci sarebbe posto. Ma gli americani che sono i più fighi della Terra fanno così, e allora.

_ Il governo ha regalato all’ufficio delle carceri di Abba Girma (il cappellano) una jeep nuova. C’è stata una piccola festa, con foto per i giornali, ringraziamenti anche da parte dell’Arcivescovo per il riconoscimento, è andata anche sul canale nazionale. Poi l’arcivescovo si è preso le chiavi e ha chiuso la macchina in un suo box, senza né toccarla né darla in uso a Abba Girma, legittimo proprietario accampando storie di procedure burocratiche. Se lo doveste conoscere, non chiedete mai a Girma di quell’auto.

_ Credo a causa di effetti secondari di alterazione della mia composizione organica conseguenti il viaggio indietro nel tempo, ad Addis Ababa le unghie crescono + veloci. E mè necessario dormire un’ora di + ke in Italia x essere anglofonicamente presentabile. Come se il corpo vivesse di +, sarà l’altitudine.

_ Alla maturità etiope (o esame finale della scuola secondaria) il voto conta: se si termina in prima fascia (tipo con voto da 95 a 100) entri in facoltà di medicina, in seconda in ingegneria e via via scalando. Il paradosso è ke se tu vuoi diventare ingegnere devi risultare bravo ma non bravissimo, quindi fare i dovuti calcoli per arrivare in seconda fascia, non in prima. È così –suppongo- possibile assistere a scene disperate di chi prende i massimi voti ma non ha intenzione di fare medicina, ha sbaliato i calcoli. A quel punto ci si laurea in medicina, si cerca di andare negli States x un master medico di specializzazione, nel frattempo si cerca lavoro e ci si accasa e quindi si può pensare di iniziare la facoltà di ingegneria. A 40 anni. 1 su 100mila.

_ Da marzo le nostre porte etiopi hanno scelto di non rimanere + chiuse; quella di casa nostra e quelle dei nostri uffici. Una posizione, la loro, tipicamente africana.

_ 8e11 del mattino: attendo semidormiente Zed ke mi raccoglierà davanti all’Oxfam: se riuscissi a tenere aperti gli occhi vedrei Addis ke va al lavoro, ma sono troppo rintronato. Mi si ferma davanti un ragazzo in divisa scolastica, avrà 16 anni? Ecco, sta a vedere ke lo conosco ed ora non mi viene in mente chi è. Invece no, non l’ho mai visto. Mi tende la mano, gliela stringo, mi sorride, gli sorrido. Lui torna sulla sua strada, io torno + beota d prima.

mercoledì 18 giugno 2008

Racconti moldavi...

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Direi che è giunta l'ora di interrompere l'egemonia africana di questo blog... o perlomeno l'egemonia “Dellochiana” il quale, non contento del solo territorio Etiope, sta andando all'attacco, in stile Risiko, anche di quello “Kegnano” minando il trono di Re Becchi Emanuele I da Baggio.
Insomma è ormai una settimana abbondante che sono ritornato a Chisinau dopo la pausa ambrosiana in vista dei Cantieri della Solidarietà e adesso che ho un attimo di tempo vi racconto un po' di stralci di vita moldava...

Il rientro è stato accolto da un cambio Leu/Euro ormai arrivato vicino a 15... niente male se si pensa che solo agli inizi di marzo tale tasso toccava, e in un paio di occasioni superava, quota 17... insomma un vero e proprio “Miracolo Economico Moldavo”... purtroppo no invece... i prezzi salgono, i salari rimangono gli stessi e la gente corre a far scorte per paura che la situazione possa ulteriormente peggiorare...

Arrivato alla frontiera dell'aeroporto, mi sorridono, strizzano un occhio e mi fanno passare... ma... dov'è il timbro sul passaporto!?!?! Si sono dimenticati di metterlo... Vabbè sono tranquillo, ho con me il passaporto, biglietto elettronico e carta di imbarco, basta un attimo e tutto si risolve! Beh, in effetti nel giro di 3 giorni, una telefonata, 3 visite all'aeroporto e dopo aver percorso tutta la scala gerarchica della frontiera aeroportuale di Chisinau il “Capo dei Capi” appone il tanto sospirato timbro e sotto lo sguardo incredulo di Gheorge chiede anche scusa!!!

Qualcuno riesce ad immaginarsi cosa sia vedere Italia-Romania in Moldova? Beh intanto il commento è in romeno e fin qui niente di che... ma se tutti i tuoi colleghi sono super-tifosi della Romania e ti chiamano appena annullano il gol regolare di Toni o quando la Romania si porta sul 1 a 0... beh qui inizia a farsi dura!!! Io per portare un po' sfiga faccio gli “Auguri” a tutti ma Elisa rivela il segreto e anche loro iniziano a farli a me! Gli “sfottò” sono proseguiti fino a ieri sera quando per fortuna l'Italia si è ricordata di essere Campione del Mondo e l'Olanda è stata fin troppo seria. Al fischio finale l'area Internazionale di Caritas Ambrosiana, al gran completo, invita a farmi sentire l'indomani in ufficio... ma guarda che combinazione avevo appena messo la bandiera nello zaino... missione compiuta!

E se un giorno qualcuno invitasse tutto l'ufficio, per una grigliata, in un giorno feriale della metà di giugno? In Moldova succede anche questo! Giovedì scorso il Parinte di Bogheni (villaggio a un centinaio di km da Chisinau) ha invitato tutta Diaconia! Partenza alle 9.30, partite a UNO in macchina, alle 11.30 arriviamo e dopo aver visitato il nuovo centro per i giovani e l'asilo iniziamo il nostro rally tra le “strade” che circondano Bogheni. Raccogliamo ciliege, visitiamo posti con vedute spettacolari e verso le 13.30 arriviamo sul luogo del delitto... o meglio della grigliata! Qualche tiro a calcio e pallavolo per preparare lo stomaco... la carne è pronta è l'ora di andare a tavola e la sensazione è che ci resteremo per un po'... la pancia è piena adesso, ma il Parinte fa...”Partita!”... come si fa a rifiutare... ci ha invitato lui tra l'altro... con i “Frigarui” che navigano nel mio stomaco affronto la partita di calcio più faticosa della mia vita... non segno... perdiamo... e ad ogni scatto si presentano davanti a me losche figure... ma quando chiudo gli occhi e poi li riapro... non ci sono più!!! La partita finisce, è ora di tornare e di fare una capatina all'aeroporto per il timbro... tranquilli... falso allarme... devo ripassare il giorno dopo!!!

Per oggi direi che può bastare. A presto per altri pezzi di Moldova.

Ste

martedì 17 giugno 2008

come è andata che ho capito (senza x qsto condividere) la posizione d C.

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se votare potesse cambiare le cose sarebbe illegale - t.adorno

Erano i primi d maggio del 2001 d.C., qdo tra una lezione d super Mario maggioni (come dimenticarsi il suo Gandalf?) e una d Fausto si trovavano un paio d ore buke. Buke nella strada. Pre ULD intrattenevamo noi stessi con fragolino sottoprezzo e granderby alla PlayStation. Bei tempi, discutevamo ampiamente, cercando tutti pti d vista e, poi, il nostro.


qei posti qei tempi
Ricordo in particolare una lunga kiakkierata con C.: “Rutelli o niente?” era il tema. Niente significava confermare la nostra alterità essenziale da un sistema ke avversavamo x’ non combatteva le battaglie 2° noi fondamentali; x me significava confermare il suggerimento già dato qke mese prima, in occasione della deflorazione della mia skeda elettorale: Van Basten alla Camera e Baresi al Senato. Non ke le battaglie fondamentali si combattessero su quell’erba, ma erano 2 ke facevano per bene il loro.

Rutelli significava “uno ke faceva del non essere Berlusconi il suo miglior pregio”. Mi ricordo ke mi battei aspramente x l’ex ex sindaco d Roma. Le argomentazioni erano le solite, niente d originalissimo: la paura di come il berlusclown vedeva l’Italia e una presunta maggiore vicinanza al basso, alla giustizia. Ke sarebbero state tutte da verificare.

Una metafora era, guarda un po’, quella calcistica: se devo selezionare la mia nazionale, e decido di tenere il San Marino, non potrò optare tra campioni di fama internazionale, ma sarò comunque kiamato come coach a scegliere i migliori trai jocatori d quel Paese. Ero bello convinto: San Marino non avrebbe vinto gli Europei, ma avrebbe jocato meglio ke riusciva.



Poi siamo nel 2007, Alex Zanotelli si vergogna doppiamente di essere italiano ed è ormai assodato ke nel nostro Paese ad una maggiore possibilità comunicativa corrisponde una minore informazione, + superficiale e controllata; la gente prende City (purtroppo non il libro) gratis sul metrò e controlla le notizie sul portale d Yahoo. E il mio amico etiope D. mi dice ke lui, amante del calcio, non segue la sua nazionale neanke qdo joca ad Addis.

“Vabbeh, D., pure facessero skifo, è il tuo Paese…”.

“Il problema non è ke fanno skifo sportivamente, Paolo, ma è come hanno fatto ad arrivare in nazionale: favori, parentele, soldi”.

La differenza, ke ora capisco, è tra il tifare uno scarso e il sostenere uno corrotto: la dignità della maglia la si conquista quando si viene scelti pulitamente. E allora la domanda ribaltata interroga le caratteristike dei candidati italiani. Una cosa è se non sono bravi a parlare, altro è se li riteniamo (dx&sx) moralmente inadatti a rappresentarci.

C. sta per Cioccolo

D. sta per D.

venerdì 13 giugno 2008

Italia e/o Romania

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Ho 3 indumenti azzurri.

    Il 1° sarebbe il + adatto: una felpa con cappuccio d fabbricazione orientale, comprata alla festa di liberazione dun paio d anni fa a 5 €: la indossavo luned sera, andando a vedere l’Olanda, ma siccome Sara rimase a dormire in makkina, gliela la lascia cavallerescamente, rivelando una maglia Noguru completamente orange. Da cui l’attenzione ke mi è stata rikiesta dai miei compagni sull’abbigliamento odierno.

    Purtroppo quella felpa è da lavare e rimarrà a casa. Il 2° sarebbero dei pantaloncini della nazionale italiana d basket, ke m’han regalato x il mio comple gli amici. Senza volere rivangare le ultime apparizioni cestistike (ke non ci han fatto neanke approdare alle Olimpiadi, dove saremmo arrivati da vicecampioni), la difficoltà nell’indossarli stase è collegata alle condizioni atmosferike, un po’ rigide.

    Il 3° è quello con cui vi sto scrivendo: la maglietta del Deportivo la Carogna, ultima formazione ke mi skierò in un torneo, #8, nome da battaglia BarbaRossa, capitano Frà. La controindicazione d questa divisa è collegata ai risultati ke il Depo (come d’altronde il predecessore Parkeja Camelo Bèlo, capitano Nk) ha riscosso: tanta benevolenza del pubblico e delle squadre avversarie.

2003 da sx nk, ?, funky, nikolas, dax, io, ?, silvia. ero sicuro d avere quella dei PCB, ma devessere nello svenuto harDisk
Ma vi scrivo, prima di entrare nella tensione prepartita (qdo non ci sarà + spazio x la testa), ke lo scontro d oggi sarebbe davvero da tifare Romania. Non sono il 1° a scriverlo (prima di me sicuramente Don Renato Sacco su peacereporter), e non sono il 1° a kiedermi come si skiereranno i leghisti (prima di me Emanuele preparandoci per la capoeira). E non è Van Basten il loro allenatore..

Raccolgo l’articolo del mio direttore, dedicato anke a noi SCE, lo incrocio un po’ con altri: la Caritas definisce «pesantemente fuorviante» il ritratto dei Rom disegnato dai mass-media. La politica della paura, che ha avuto un peso tanto grande sui risultati elettorali, sventola statistiche false, 2° Ettore Masina.

Mi piace fare casino e quindi tra Don Roberto e NK c’infilo DJax (per cui tra l’altro Nicolò da giovane veniva scambiato): leggete qua la sua previsione avverantesi “Ci si spara nella metropolitana, tra il nord e il sud c'è la dogana, però tutti si veste Dolce&Gabbana. E la mia mente indietro vola, veloce fila, a prima del 2000 -tanti anni fa!- quando si era in tempo, adesso no, e oltre i contro c'è la riprò, perciò: ho tanta nostalgia degli anni 90, quando il mondo era l'arca e noi eravamo Noè; era difficile, ma possibile, non si sapeva dove e come, ma si sapeva ancora perché. C'era chi aveva voglia, c'era chi stava insieme, c'era chi amava ancora nonostante il male. La musica, c'era la musica, ricordo, la musica, la musica, c'era la musica, la musica!

Siamo nell'anno 2030: loro controllano televisione e radio, c'è un comitato di censura audio; valutano, decidono quello che sì, quello che no, ci danno musica innocua dopo il collaudo, ci danno Sanremo, presenta ancora Baudo con i fiori e la scenografia spettacolare; quest'anno ha vinto Bossi, che è tornato a cantare. Corre l'anno 2030: l'Italia ha venduto il Colosseo alla Francia, Venezia affonda. 2030, e un giorno sì ed uno sì scoppia una bomba. 2030, e siamo senza aria, ma odio ce ne abbiamo in abbondanza: prima divisero nord e sud, poi città città e pensa adesso ognuno è chiuso nella propria stanza. L'intolleranza danza, non c'è speranza, no. Ho tanta nostalgia degli anni 90 (…). Questo è l'anno 2030, qui chi pensa è in minoranza ma non ha importanza: non serve più. 2030, l'indifferenza è una virtù; i cyber-nazi fanno uno show in tivù. I liberatori picchiano barboni in nome di Gesù
”.


coppia scoppiata
A cosa fa riferimento l’articolo 31? Alla famigerata Section 31 del Broadcasting act del 1960, una legge emanata dal parlamento irlandese che costituiva una vera minaccia alla libertà di espressione, poiché affermava che solo i partiti politici espressamente autorizzati dal governo irlandese avrebbero potuto parlare in TV, radio e altri mezzi di comunicazione. Dax nel suo pezzo contestualizza la tabella di visibilità televisiva (lì linkata) d ki è stato congedato da quella porcata del nostro sistema elettorale.

12 anni fa un cantante hip hop, 6 anni fa gli stessi ragionamenti sono portati da un “comico impegnato” (?!). Nelle torri d’avorio dell’arte vivono vedette profetiche o ultimi baluardi di una coscienza in coma? Purtroppo Bossi non ha vinto il festival di Sanremo, e settimana scorsa il direttore di Radio Padania, uno degli organi del nuovo governo, ha detto che è più facile derattizzare una zona che liberarsi dai Rom.

Zanotelli in Korogocho (la citazione va un po’ a memoria, qcsa bisognava lasciare a Milano) esplicita kei poveri non sono + buoni dei rikki. La povertà rende spietati, spingendo a commettere efferatezze, scempi, innominabilità. Così come essere destinatari di atti d generosità quando il soggetto ke la compie è un senza niente, è commovente, t lascia secco ma non gli okki. Dall’altra le parte azioni criminose commesse da ki vive nel benessere sono coperte da una patina orripilante, egoistica, xenofoba, d ki ha, vuole tenere, sfoga sue frustrazioni su minoranze. Riprendo Masina: Leggo che alcuni commercianti del rione Ponte Milvio, a Roma, hanno fondato un'associazione che finanzierà un gruppo di ex poliziotti addetti alla sorveglianza del rione. Lo fecero (e lo fanno) anche molti commercianti di Rio de Janeiro e di Sâo Paulo. Da queste polizie mercenarie, incaricate di "ripulire le strade" e dare una lezione ai piccoli criminali, sono nati un po' alla volta, gli squadroni della morte. Garantivano rapidità operativa e certezza della pena. Il fatto è che vogliamo vivere tranquillamente, a qualunque costo.

Come allora non richiamare alla testa il film La Zona, su cui Ema ha speso fior d post (2 fior), opera di fantascienza sociale prossima ad avverarsi, come Peppe scrive in sentireascoltare; l’idea ke se i film (l’arte, ci risiamo) imita la realtà, tra un po’ sarà la realtà ad imitare (e non + ad essere semplicemente anticipata da!) l’arte, come menziona in un trafiletto Repubblica del 20 aprile 2008: LONDRA – Torture a Guantanamo. A rivelare nuovi particolari è un libro, Torture team, di Philippe Sands. Secondo gli autori gli avvocati che conducevano gli interrogatori si ispiravano a un serial tv Usa, 24, in cui l’attore Kiefer Sutherland (figlio di Donald) fa la parte di un agente antiterrorismo senza scrupoli.

kiefer in 25
Fabrizio Gatti è stato attaccato febbricitante ad un camion ke percorreva la rotta nel deserto tra Agadez e Dirkou, sotto interrogatorio a Lampedusa è stato minacciato di torture per conoscere la sua identità (ke lui diceva curda), si è buttato nelle acque ghiacciate del Mediterraneo x fingersi immigrato clandestino; ma confida all’amico fotografo Rocco: «Ieri pomeriggio, nel campo di pomodori, io non ho mai avuto così paura. Non solo paura. Quello era terrore.» Rocco si volta ad ascoltare. «Non era paura per la situazione in cui mi trovavo. Ne ho passate di peggio. Era il terrore di me stesso. Era ciò che stavo pensando a spaventarmi. Era l’odio che provavo. Non avevo mai messo in discussione il valore della parola sull’agire.» «Cioè?» taglia corto lui sottovoce.

La risposta si ferma per qualche istante tra le labbra. « Ieri quando ho visto picchiare il bracciante romeno, l’uomo anziano, io quel caporale l’avrei ammazzato.» Rocco sospira. Torna a guardare avanti, oltre il parabrezza. L’aurora sta dipingendo di rosa il cielo sopra l’immenso uliveto. Ecco cos’è il vero fondo del baratro. È l’abisso. Scoprirsi come loro. Come i caporali. Come i padroni. Come gli scafisti. Come i mercanti di schiavi. Essere sopraffatti dalla violenza. Cominciare il viaggio con i propri ideali e ritrovarsi nel bagaglio soltanto l’idea di uccidere un uomo. Feroce, cinico , criminale. Ma sempre un uomo.


È la deriva dell’umanità, come la violenza faccia appello ad istinti belluini, innegabili ma conoscibili e quindi controllabili, come sia importante tenere sempre fisso l’orizzonte manikeo bene-male, giusto-sbagliato, per non perdere se stessi. Di recente, però, ho letto di violenza dove non avrei creduto, sempre Alex, alla pagina 32 di Korogocho: che lo si voglia o no, la teologia della liberazione nasce nel contesto in cui nasce anche la Populorum Progressio. Pur condannando “l’insurrezione rivoluzionaria”, l’enciclica di Paolo VI nel 1967 dice che in casi determinati (“una tirannia evidente e prolungata che attenta gravemente ai diritti della persona e nuoccia in modo pericoloso al bene del Paese”, IV.31) si può fare uso di violenza.

È complesso (e non solo complicato), andrebbe contestualizzata, e indagato il significato di “tirannia lunga e prolungata” calandosi nelle vite degli oppressi. Ryszard Kapuscinski, in Autoritratto di un reporter, aggiunge ke all’esasperazione andrebbe affiancata una componente + cerebrale: “I poveri, di solito, stanno zitti. La miseria non piange, non ha voce. La miseria soffre, ma soffre in silenzio. La miseria non si ribella. Infatti, i poveri insorgono solo quando pensano di poter cambiare qualcosa.”. Successo poki mesi fa in Kenya, e chissà quando accadrà in Etiopia, e non è + facile, se mai lo è stato, capire neanke cosa augurarsi.

Una tesi interessante sulla meschinità (in amarico questo termine non ha accezione negativa, come nell’italiano letterario: si limita ad essere sinonimo di povertà) arriva da Amartya Sen, Premio Nobel per l’Economia 1998: “Nella spaventosa storia delle carestie non ce n’è mai stata una grave che abbia colpito un Paese indipendente e democratico, con una stampa relativamente libera”.

Questa vela farò rileggere, + avanti; anke x’ quell’avverbio interroga anke il Belpaese. Il formaggino. Men3 vengo al mio pub ufficio 2 o 3 etiopi mediamente mi kiedono come sto, da dove vengo. Rispondo, ma tiro diritto: l’aumento della povertà provoca l’aumento della criminalità, la maggioranza d qesti incontri avrebbe come obbiettivo la rikiesta + o meno esplicita d soldi. Forse. Intanto vengo colpito da una domanda: se a Milano i milanesi fermassero tutti gli africani ke incontrassero kiedendogli come stanno, cosa succederebbe? Si aprirebbero con + facilità conversazioni di qto non succeda qua..

13/06/08 12:07 Ciao paolo come vai? About to day mach where you will see the mach? If u donot have plan we can see together. Bella

Ok, mi sono distratto abbastanza, dovesse succedere qcsa d brutto stasera questo pezzo potrò rileggerlo tra 3 giorni. Non prima. Bella

BarbaRossa

flop top kenyani

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Flop 10

I Imba razzismi. Il matato ke c porta in centro esaurisce la benzina. Il responsabile la va a prendere con una piccola tanica, poco distante; tornato, il problema non è interamente risolto: ci sarebbe da accendere il motore e per farlo è necessaria un po’ d spinta. I 2 SCEmi son dentro coi loro zaini da viaggio e le prospettive non paiono loro molto ottimistike nel momento in cui decidessero d scendere e aiutare. Beh, per fortuna ci sono un po’ d buone anime ke si sobbarcano qsta azione. I 2 SCEmi impassibili guardano avanti, stretti ai loro bagagli. Solo ke il matato pesa + del previsto, qdi tutti i passeggeri tranne le donne e i bianki (2) saltan giù ad appoggiare le loro mani sulla fiancata esercitando forza. Sarà la salita, saranno gli zaini, ma serve ke ancora qualcun altro apporti il suo contributo in termini di energia meccanica (o cinetica?). È il turno delle donne. Ema prova disinvolto a fotografare la scena dal cellulare, ma viene sgamato in hakuna secondi. Paolo guarda dal finestrino, dissociandosi da qello ke succede, inizierebbe poco sportivamente a ridere. Ed è così ke 13 kenyani per appizzare il matato lo spingono per la strada, con su i 2 bianki ed una donna, ke Ema ha puntualmente invitato a scendere per aiutare a spingerci, ma lei lo ha ignorato; ke indisponenza.

II marted mattina, post Korogocho e pre YCTC, passaggio in corsa da un mercatino. “Dovrai essere maleducato, Paolo, se no non ne usciamo +”, allerta il capospedizione; Paolo adora essere giustificatamente maleducato. Rutto libero e calci ai cani puntano la bancarella ke Emanuele sa, x’ la stessa di dicembre. La ragazza gli sfodera gli scialli: verdi, blu, rossi. “Pensiamo, Ema: se piacciono a noi non piaceranno a Stefania”. “Mmm.. non è un criterio. Lorenza a Dicembre aveva comprato quello”. “Beh, Lorenza si veste bene, potremmo fidarci di lei; rosso… Credo ke alla Ste piaccia il rosso, cià una felpa e un paio d calze”. “Anke x’ non tutti gli altri ci sono, provo a kiederglieli?”. “No, vabbeh, tra questi 3, qsto le piacerà + d quello verde o d qello blu. Dài, poi dobbiamo andare”. “Ok, we take this one, thank you”.

Marted pomeriggio, da una mail speditami da ste.cardinale@gmail.com, parlando dei foulard ke vorrebbe: “Se non sbaglio lui ne aveva portati solo due o tre, uno sul rosso e uno sul blu sono quasi certa, e Lory ha comprato forse il rosso . IO lo vorrei sul BLU (…). alternative al colore blu potrebbero essere verde (ti prego non acido) e viola-melanzana o marrone. e cmq di solito i colori che usi tu mi piacciono e poi hai visto che colori porto quindi saprai scegliere bene”.

Anthony, Steven e Timothy: the Cafasso Boyz

III Luned pomeriggio, appena fuori dalla Cafasso House, Paolo e Emanuele jocano a pallone con Steve e Anthony. Per uguale distribuzione delle ricchezze, Ema si toglie le scarpe e joca a piedi nudi. Dopo mezz’ora l’amico italiano lo imita. Stanno jocando ad una porta, ed Ema s’invola sulla fascia per un cross a cercare Paolo. Alza la testa e Paolo è dove lo aveva lasciato, cioè 10 metri prima, vicino alle scarpe, ke avanza con lo scatto un bradipo, tastando col piede il terreno ke dovrebbe calpestare. Scoppiano a ridere, uno per la sorpresa, l’altro per la sorpresa sul volto del collega. Paolo sa di essere razzista al contrario, ma ritiene i bianki troppo fragili per giocare a piedi nudi su terreni impervi. È quindi giusto ke si avviino verso l’estinzione a passo lesto. Esclusivamente calzato.

IV La barriera all’ingresso della comprensione di questa posizione è una barriera di genere; è antipatico, lo so, ma uomini&donne sono diversi e hanno aspirazioni e ideali leggermente sfasati. Quindi prego le pronipoti d Eva d slittare questo punto. A noi, maski villosi: abbiam provato a riprodurre gli Europei con il Pro Evolution 6 al PC, ke non è la Play, ma ci si prova; convocazioni in linea con Donadoni, dico qke parola a Cassano per tenerlo buono, la museruola a Gattuso, la panca a Matrix e la fascetta a Cannavaro, prima del frontale con Chiellini. Ema colla tastiera io con l’analogico, controlli manuali, con io ke tengo manuale anke Buffon (e potrebbe essere una kiave d lettura).

Girone d ferro scassinato easily: i 2 partono forte contro la Francia, replicano in maniera sicura con l’Olanda e i pankinari gestiscono la Romania. 9 punti, seconda fase. Un Toni sornione, un efficace Borriello, imprescindibile il centrocampo rossonero e Super Buffon sempre pronto. Poi è Grecia, ei ragazzi van subito sotto di una rete, prima di regolarla senza panico. Semifinale contro la Germania. Tutta la psicologia della rivincita di 2 anni fa, la stampa tedesca sta un po’ + skiscia, i ragazzi sono caldi e abbastanza sicuri delle loro potenzialità: fino a qsto match, Ema imposta & Paolo realizza. Prima azione crucca, Gigi non trattiene, la punta insacca. Non troviamo la via del goal e il picì infila una rete fotocopia della prima. Buffon avrà rimorsi d colpa finkè non spegneremo il computer. Se non erro buttan dentro anke una terza palla. Il nostro campionato europeo l’abbiam perso, una vittoria nella realtà po3bbe parzialmente compensare un abbattimento ke ha marcato una settimana altrimenti positiva.

V All’YCTC (può essere ke si scriva così, Ema?) Emanuele propone a Patrick e Solomon (2 jovani detenuti) il joco dell’anno: un tiro al bersaglio con palline da tennis, italiani contro kenyani. Nessuno sa bene il x’, Ema sopravvaluta la compagine europea spiegando le regole della sfida: “Voi fate punto se la vostra pallina si infila tra le gambe di questa sedia, noi facciam punto se riusciamo a colpire quel sottile palo”. Il duello era impari quasi a sfiorare l’offesa, ma i 2 ragazzi africani non sembrano prendersela e portano a casa una disinvolta vittoria per 5 a 2. Mentre gli italiani accusano problemi di spogliatoio: “Ema, era necessario ke noi jocassimo con qsto esagerato handicap per subire così tanto?”.

VI Emanuele ama il cinema; come riportato, abbiam guardato un film a sera, per un totale d 6 sere. Rebecchi è rimasto sveglio in 2 occasioni: sulla zona e into the wild. Messaggio al Malacrida: il ragazzo ha bisogno d riposare, non è etico lo sfruttamento di ragazzi in sevizio civile; sentirete il nostro sindacato.

VII Luned mattina, Maurizio Maffo, responsabile Caritas, avrebbe dovuto kiamare Paolo&ma. Ma si dimenticò e qdo riuscirono a contattarlo, bleffò alla grandissima, lamentandosi di come avesse già telefonato ed Ema non avesse risposto. Nonnonnonò, Maurizio..

fenomeni diabolici

VIII L’allievo ke supera il maestro col diablo, un sorpasso un po’ troppo repentino per rendere l’insegnante fiero del proprio lavoro; costui si è + sentito una ciofeca, x dirla alla Don Roberto.

IX L’esperimento mattutino di Paolo: fette di pancarrè con burro e sale. Superfluo dire ke il proposito era quello di addolcirle, ma il nostro ha confuso 2 contenitori.. Superfluo aggiungere come nulla sia andato buttato.

X La coincidenza congiunturale (?) di rimanere senza luce né acqua. “Era forse successo una volta”, commenta un abbacchiato Emanuele, che si ripromette: “Mene lamenterò nel report”.
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Top 10

i La scena d quando Emanuele offre se stesso (e va bene) e Paolo (!?) come aiutanti d un detenuto (ke non pareva per nulla affaticato) per trasportare 2 pesantissime tanike d’acqua: la faccia di Paolo.

ii A parimerito 2 conseguenze indirette della prima canzone ke il compagno Emanuele ha insegnato nelle carceri. La prima conseguenza è stata sentirsi apostrofare come “partigiano” da un detenuto kenyano, ke fa sempre piacere, s’intenda. Anke se una riflessione postuma (..) è stata kei partigiani dovrebbero rimanere in Italia, + ke andarsene a spasso per l’Africa.. La seconda situazione buffa i 2 rivoluzionari l’han vissuta alla fine di una messa nel carcere d massima sicurezza, quando invitati a cantare qualcosa, hanno in breve scoperto d non avere un patrimonio canoro religioso in comune men ke meno in carcere. E quindi han seriamente preso in considerazione l’idea di piazzarci un “bella ciao”, prima d ripiegare su un + canonico “camminerò camminerò sulla tua strada Signor Signore”.

iv Of course, this place is assigned to our friend Roy, who Paolo has known entering in his internet point and finding him with the blog’s page opened. Without words.. Roy one of us!

v Le gioie calde dispensate dal tostapane, il migliore amico d un uomo in cucina. Il timore di perderlo, qdo son partiti dei fuoki d artificio da una presa della corrente. Dormiva una notte con Paolo, una notte con Emanuele. Non ha mai mollato, tosto.

vi Le top accomunano la visione della vita di Emanuele e Paolo, e la settimana è stata un continuo di “Migliore trilogia? Miglior cantante? Miglior film tratto da una serie televisiva? Canzone della settimana? Album della settimana?”. Huey Lewis – The power of love (Ritorno al futuro), Modena City Ramblers – Riportando tutto a casa.

vii Posizione tripartita. L’emotività di Paolo a Pro Evolution sul PC, piuttosto nervosa, affaticata, perdente; a suo discapito l’inadeguatezza delle armi, per esempio il joypad non funzionava il basso a sx. Ema si è divertito parekkio; un po’ meno il tavolo, colpito da innumerevoli pugni.

I festeggiamenti per la nuova opportunità kel mondo del calcio a dato a quel campione d Alberto Gilardino.

Ed Emac Gyver, ke con una passerella di carta e dello skotch riesce a convogliare l’acqua del lavandino direttamente nella tanicona.

la fotina sacrifica un po' l'invenzione emanuelitica
Qualcuno era al corrente del ciclismo acrobatico praticato dal Maffo? Fatevelo raccontare, ke noi non vorremmo tornare a casa prima del previsto..

giovedì 12 giugno 2008

sì U, kenya

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venerd mattina

P E (1 orizzontale = la fine del campo etiope). Luttino solare. Grz cmqe a tutti qelli ke c hanno provato.


Rose cillustra un murales rappresentante Kibera
venerd pomeriggio

La lentezza rilassata. È l’Africa, dove ci si conosce come non ci si conosceva, nei tempi per sé, per le relazioni. La città non si sente e neanke l’Italia, si va al lavoro scortati dagli sguardi quieti dei bambini, si cammina cogli okki puntati su un orizzonte distante, ke permette d vedere diversi livelli d nuvole. Ci prendiamo delle pause, come ieri mattina: abbiamo incontrato Nino di Giovanni XXIII da Roy, volevamo kiedergli se c raccontava un po’ lo slum in cui operano, ma ci ha rivelato d essere sotto malaria, allora poi non siamo andati a Soweto. Avremmo visto una replica d Korogocho, d Kibera, quando ciò di cui avevo + bisogno era sostare. Al cinema, in kiesa, alla fine, mi soffermo volentieri qke minuto. I titoli d coda, lo sciamìo dei praticanti. È il momento intimo dell’interpretazione, ke segue la fruizione. La fruizione senza interpretazione è consumo. Con interpretazione è senzasumo.

venerd sera: Fahreneit 451. Paolo 8.3 & Ema 8 = 8.15

sabato mattina

Ricapitolo: in qsti giorni kenyani ho jocato a calcio, a basket, a lanciare palline da tennis, al diablo, alle 3 palline, a dama, a ProEvolution. Abbiamo ballato e cantato, salutato miriadi d persone camminanti. Sono stato sdraiato nell’erba a guardare in alto, x’ ero in vacanza e il cielo è grande.

sabato pomeriggio

Ultimo passaggio da Cafasso House, c’è il meeting settimanale in cui i 5 ragazzi, sister Rachel, Beatrix la mother (donna ke vive e dorme nella comunità per lavoro, anke se lei ha una famiglia fuori) e Ema condividono un po’ le difficoltà della settimana, ma anke i loro pensieri. In kiswahili serrato, giusto così; aspetto il mio turno x ringraziarli e dar loro appuntamento ad agosto. Ma la notizia grave la dà Rachel, che dovrà assentarsi da Nairobi x qke settimana x motivi d salute.

sabato sera: Into the wild. Paolo 8 & Ema 8.5 = 8.25. Non so se il voto mi riflette. Ci sto pensukkiando + del previsto. Alcuni elementi non mi convincono (tipo: ogni personaggio ke incontra gli lascia una morale, un punto d arrivo della parabola semplicina ke mi lascia qke dubbio su qto sia reale qsto esito nel percorso mentale di Cris), ma nel complesso è un buon esempio d ricerca della verità come in epoca moderna è difficile trovare. E le storie vere hanno una marcia in +..

Domenica mattina

ultimo giorno. Alcuni bambini hanno imparato anke il mio d nome, e lo kiamano dai balconi delle case dei familiari delle guardie. Ma per un po’ non ci si vedrà, i norvegesi d’Africa (così definiti, gli Etiopi, per il loro calore relazionale) mi stanno aspettando e ho volia d tornare da loro. Ho conosciuto per una settimana il servizio di Ema: è diverso dal mio, esplicitamente fondato sulla relazione, sull’accompagnamento di giovani, che siano detenuti o appartenenti alla piccola comunità (famiglia?) d Cafasso o ragazzi di Korogocho con sogni di palquet; soddisfazioni e fatike differenti dalle mie, qto sono diverse la njera dall’ugali. Beh, la settimana di vacanza è scaduta, è stata come la desideravo: aprire una finestra sul servizio civile d 1 mio amico, vivendolo x una settimana. Tornerò nello Stato ke ospita il monte Kenya ad agosto ma è melio ke ora vada: qualcuno dovrà far da mangiare come si deve a Stefania, poverina, non può andare avanti a minestrine..


i trapezi ci sono ma non si vedono
Una cosa ke mè rimasta? Ema sta arbitrando un partita d basket durante l’allenamento a Korogocho. La palla esce, lui fiskia il fuori (è anke arbitro anke in Italia), i ragazzi lo guardano x sapere a ki spetterà la rimessa e lui li guarda d ritorno: “Non lo so ragazzi, io ero qua, lo sapete voi ki è l’ultimo ke l’ha toccata”. Da dove passa l’educazione.. probabilmente è la regola degli allenamenti di basket, ke le squadre sela vedono da soli. Però non sono un cestista e la scena l’ho tenuta lì.

Domenica pome

Il volo di ritorno è fantasy: aereo pieno a metà, saluto il profondo orizzonte kenyano, innalzandomi esattamente sopra le nuvole; l’effetto è da storia infinita e se l’aereo rallentasse po3mmo scendere e rimbalzare su qsti cumuli nebulosi aggregati attorcigliati come delle cervella. Il cervello del mondo. Il tramonto è una pittura aerospaziale. Una donna nordica si alza, è anziana, chiacchiera con tutti. Il marito è sdraiato dietro, su 3 seggiolini non divisi dal poggia braccio. Lei lo guarda affettuosa e sorride di gusto.

pioggia d ?

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E poi stacco la spina, spengo la luce, ascolto i tuoni, smetto d pedalare, mi lascio dondolare dall’amaca.

Le domande.

Dargli importanza è andare avanti anke col senso, è tenere la coscienza al passo, è aggiornare la mappa di dove eri e perché sei.

Piovono.

Formularle aiuterà a riconoscere le risposte, qdo sfrecceranno a fianco. Aiuterà quindi a trovare altre domande, conseguenti.

?
Sto sukkiando il midollo d quest’anno? Sto bene lontano da casa? Quanto mi sento lontano? Mi sento vicino a qualcos’altro? Da ke parte si prende il mistero della sofferenza? Cosa mi manca? Quante persone han pronunciato come ultima frase: “Denanegn, ziaberu misgàn” (“Sto bene, grazie a Dio”) prima di morire di fame? Quanto tempo ci metto a dimenticarmi di ki sta skiattando a frotte a poke decine d km da dove vivo? Se torno a settembre, magari a novembre starò pensando ad altro? Dove *** lo metto nella mia vita tutto questo? Spegnendo il rubinetto mentre mi lavo i denti per non consumare l’acqua? È bello ingombrante, mi fanno passare al check in? La cooperazione è un bel gioco di scelte, di giusti e sbagliati da ritarare ogni giorno, ogni progetto, ogni rikiedente ogni rispondente; andrà bene x me? O ke altro lavoro farò? Lo diventerò anke? E dove sarà adesso quella certa ragazza?

Sono fradicio, rientro. Prendo il pallone, riappizzo la musica, cerco il libro, mi butto in rete.

Rimanere troppo asciutti fa restare indietro, il mondo è pieno di gente ke pare asciutta invece non c’è, si è fermata secoli fa. Ride ma non ride. Parla ma non dice. Non pensa, non ne ha bisogno. A posto così, grazie. Sa già tutto.

La stagione della pioggia gradualmente carbura, speriamo non sia troppo tardi.

Coincide cogli ultimi mesi etiopi. Meno d 3.

pao?o

martedì 10 giugno 2008

Ethiopia vs Rwanda e [paren)tesi

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Seduto al mio posto di lavoro. Fuori c’è l’aria di "quando piove col sole ke guarda", ma adesso non piove. Cosa si guarda il sole?

cordone militare a ostruire la visuale
Weekend calcistico qello trascorso e non solo x le vicende d Frei (capitano svizzero dolorosamente uscito d scena nel momento in cui il suo Paese lo voleva protagonista) o x’ sabato all’alba dopo 5 ore bone d sonno, dopo una nottata all’Harlem Jazz, ke si balla finkè ce né…

    [Ah, qsta è una parentesi bellissima, spezza il discorso ma mene frego, tanto l’unico lettore ke è rimasto parla kiswahili. Va ke bella parentesi []. Mi succedeva anke in Sud Africa di impattare col pensiero ke quando agisco, agli occhi di alcuni Etiopi ke raramente incappano in ferengi (uomini bianki), non sono Paolo, bensì un uomo bianco ke agisce: uno dei poki ke loro hanno visto. Quindi m’immagino che, senza esagerare, le mie azioni influenzeranno + del normale l’idea ke loro hanno non tanto di me, quanto della grande categoria ke rappresento, quella degli Uomini Bianki (rosa). Quindi i miei vicini dell’inginokkiamento pasquale ke hanno scorto le mie calze d colore diverso l'una dall'altra, possono pensare ke una buona percentuale d bianki sia solita indossare calzini spaiati. Fai 2 conti: magari uno di loro ha visto le calze di 6 ferengi, tra cui le mie; questo lo indurrà a credere ke il 17% d noi indossa calze spaiate. E magari per avvallare la moda occidentale decide di emularlo.

    Dall’altra parte invece, questo ragionamento mi affranca dalla skiavitù del giudizio altrui. I mean: posso ballare come voglio, poiché ai loro occhi non ballerò mai strano, ballerò diverso da loro, ma essendo io “strano” a priori, il mio status mi concede una libertà espressiva da vertigini].

Recupero: weekend calcistico qello trascorso e non solo x le vicende d Frei o x’ sabato mattina all’alba dopo 5 ore buone d sonno, dopo una nottata all’Harlem Jazz, ke si balla finkè ce né, mi sono fatto 2 km x jocare ore a calcio con i Saint Joseph Youth, ke mi fa male tutto, e poi a pingpong..

    [anke qua: qdo joco a pingpong, skiaccio appena vedo la pallina e danzo scalmanato perché non ho il rovescio. Facile ke molti dei miei avversari autoctoni abbiano visto solo me come bianco jocatore d pingpong e quindi assolutizzino: i bianki non usano il rovescio e qdo jocano come dei posseduti. Oppure: x assegnare la prima serie d battute della partita gli ho insegnato il joketto di mia sorella Lele, appoggi la rakketta sul tavolo e, lanciando la pallina colla mano, cerki d colpire la paletta dell’avversario. Da cui, senza ke io lo abbia mai detto: “In Europa si fa così”. Come quando, a Srebrenica, la gente non credeva ke io potessi veramente non conoscere la canzone “Lasciatemi cantare”: “è la canzone italiana + famosa, noi la conosciamo tutti”. E anke lì, mi sa ke ero piuttosto io l’eccezione ke non la loro aspettativa errata. Il meccanismo è tutto sommato ininfluente, ma identico ad un altro, verificabile però in Italia, in noi. La criminalità dei messaggi televisivi e giornalistici, ke per criteri di notiziabilità spalmano la cronaca nera –la pornografia dell’informazione- di efferatezze commesse da immigrati. Mela vedo la scena: “Omicidi oggi?” “47” “Ad opera di immigrati?” “4” “Ne abbiamo uno con tentativo d stupro?” “Ma, forse uno” “Splendido: togli il forse e cerca di saperne il + possibile, prima pagina”. Pensare ke tutti i bianki indossino calze spaiate e ke tutti i romeni siano pluriomicidi per dna sono esiti dello stesso ragionamento, esiti ke provocano però conseguenze diverse. Mentre, -m’allungo la palla, lo so, se vuoi portarmela via smetti d leggere, ma io provo la fuga- il ragionamento del credere ke l’Italia sia il Paese della Cuccagna è un altro, mosso dalla speranza di una vita migliore, dalla fede ke non sia giusto vedere la mia famiglia morire d fame x’ una cicogna aprì il becco sorvolando l’emisfero sbagliato].
prove della banda etiope, prove della corsa ruandese
Recupero vero, parola d marinaio: weekend calcistico soprattutto x’ ieri si è svolta la seconda partita dell’8° girone; non siamo nella Divina Commedia, bensì in Coppa d’Africa, valente anke per la qualificazione della Coppa del Mondo. L’Etiopia ha già affrontato il Marocco settimana scorsa prendendone 3 (…), e ieri è toccato al Rwanda, ke le aveva date alla Mauritania. È già semidecisiva: il 2° posto nel girone bisogna strapparlo ai Rwandesi, meglio classificati nel ranking FIFA, ma punibili fuori casa. Arrivo allo stadio sotto una familiare pioggerella, opto per i posti in tribuna coperta. Saliamo le scalette dello stadio, è quell’emozione lì, di quando ti si apre il verde davanti, ti fermi sulle tue gambe ke certi spettacoli van vissuti da fermi e lo stupore ti spalanca il sorriso.

Il seggiolino assegnatoci è in prima fila, appena fuori dalla tettoia, e, xfortuna o purtroppo, a 8 corsie d pista d atletica dall’erba. Uno sguardo parallelo al campo da joco. Gli inni nazionali eseguiti dalla banda cittadina, su quello etiope mi chiama Francesca al telefonino. (da cui “Tutti i ferengi non rispettano l’esecuzione degli inni”.. no, ragazzi, sugli inni è religioso silenzio, come sui titoli d coda, trust me. Poco convincente, eh?).

Le squadre cisi skierano davanti, Zed si gira e mi dice “Orca, si vede ke la nostra gente soffre la fame”. E dopo 10’ decreta “Vince il Rwanda”; come molti connazionali disprezza la sua nazionale d calcio figlia di una federazione corrotta a tal punto da pilotare anke le convocazioni, con risultati sportivi tremendi. Invece verso la fine del 1° tempo uno stopper ruandese (nro 5) esce con problemi muscolari: l’allenatore (“un ferengi, non vale”, si dice in amarico) accetta d finire il tempo in 10 e aspettare d comprendere se il difensore si ristabilisce. Ma lui piange dal dolore, sdraiato appena fuori dal campo, il personale medico sta facendo di tutto per alleviarne la sofferenza, ma è un tutto ke non basta. E l’Etiopia segna. Contropiede svelto e stadio ke deflagra. I capi della polizia corrono affannati indossando il cappello da cerimonia sotto la curva, in parata, come tanti portieri; anticipano (…) la banda ke parte x un giro di pista con tanto di volteggiatore di bastone, e pure i tifosi rwandesi ballano un po’ scontenti ma anke contenti ke finalmente c’è festa non è la loro però è sempre una festa; ma soprattutto i medici ke stavano occupandosi del difensore ruandese lo abbandonano a bordo campo e zompano anke loro a gioire abbracciandosi, accrescendo lo sconforto di Numero Cinque, faccia nell’erba e cuore sottoterra, paracadutista caduto. Il bambino ke prima faceva il giullare sulla pista d’atletica, figlio forse del commentatore, è spaventato dall’esultazione e non fa + la ruota, ma si nasconde sotto la tettoia del 4° uomo invocando la mamma. Io sono contento: la mia paura qdo tiro fuori soldi x andare allo stadio è lo 0 a 0, e sono anke propenso a tifare Ethiopia.

tifosi ruandesi (sì, avevo anke una foto della partita, ma cera dentro un militare, allora avrei dovuto kiedere a Sara e non passava+)
Ma Zed vede lontano e il 2° tempo è pessimo per le antilopi di Walya. Disorganizzate, con qualche elemento intimorito dalla preponderanza fisica ruandese: e ne ha ben donde, il match è piuttosto rude. Arriva il pareggio dei bianki magliati, un tiro ravvicinato ma parabilissimo, la bolgia ruandese proprio al mio fianco. Uno smilzo con okkiali d sole con tempo coperto, ke tenevo d’okkio come personaggio ke trai rwandesi avrebbe potuto regalarmi qke scenetta accontenta il mio spionaggio: nel delirio danzereccio si gira verso la curva etiope e si alza gli okkiali scoprendo un okkio kiuso. Faccio appena in tempo a recuperare racconti e fotografie mentali dell’eccidio ruandese quando apre la bocca. In italiano lo sappiamo tutti cos’avrebbe urlato, accompagnato da espliciti gesti. In inglese grida altro: “Fairplayyyyyyy”. Forse termine capace di irritare ancora d + un etiope: pioggia di bottigliette di plastica e militari ke sgomberano lo spazio ruandese per spostarli esattamente davanti a me, imbandierati e saltellanti. La mia mente insegue la possibilità ke “fairplay” in kiswahili abbia significati ipotesi d particolari abitudini sessuali, ma l’inseguimento è interrotto dal raddoppio del Rwanda, una punizione premia l’inserimento di un ruandese ke insacca facile d testa. Delirium, assolutamente contagiante per me e non per i miei vicini d seggiolino, ke avranno modo d rinfazzarmelo garbatamente la sera seguente, intorno al 3° gol orange. A quel punto la disillusione etiope è totale: lo stadio parte in cori quali “Rwanda, Rwanda” o “andate a lavorare”, e uscendo dal tempio del calcio perduto trenini di etiopi cantano: “I campi di thè ci danno da vivere quelli d calcio no”. Ke in un’annata più pioggiosa avrebbe fatto ridere, oggi fa sorridere.

Ma io sono contento: la mia paura qdo tiro fuori soldi x andare allo stadio è lo 0 a 0, e sono anke propenso a tifare Rwanda. Lasciando il campo in direzione di una messa, penso a quanti Rwandesi portino dietro gli okkiali da sole i segni d quello ke è successo, penso a come gli animi bosniaci ke ho conosciuto cicatrizzino faticosamente e, con un brivido, penso ke tra 5, 10, ics anni potrebbe essere un etiope, magari uno dei miei amici ke qdo c’è l’aria di "qdo piove senza sole" scelga cmqe d uscire colle lenti scure..

curva parabolica ethiope
Wellea ha volia d parlare un po’ + del solito, sarà ke in ufficio non c’è quasi + nessuno, sarà ke tante volte ho risposto diffusamente al suo “How are you” e forse un gradino di confidenza melo sono guadagnato.

“Nessuno d quelli ke conosco tifa all’Etiopia, e alcuni sono andati allo stadio a tifare Rwanda”.

“È vero, degli amici italiani melo dicevano, anke se a dire la verità li hanno sentiti solo dopo il raddoppio ruandese”.

“Il problema è ke il calcio è pieno di corruzione e droga e alcool. L’allenatore kiama jocatori vekki, termini di un sistema di favori”.

“Il problema non è il calcio, Wellea”.

Wellea non capisce o fa finta di non, dikiara: “God knows everything”. Dio conosce tutto.

Provo a capire fino a dove lei, da subito dikiaratasi fervente cattolica, arrivi, lanciandole uno slogan: “E quindi pian piano le cose si possono cambiare..”.

Mi guarda, gira la testa fuori dalla porta, un’ombra bagnata sulle pupille: “Non lo so, è dura”, sussurra.

Qualcuno la kiama, ed esce; non senza avermi ringraziato x la kiakkierata.