martedì 29 aprile 2008

Kahawa.....Chisinau

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Post intercontinentale oggi... sfrutterò ancora il Kenya questa volta...
Ma come si fa a non farlo? Uno si sveglia la mattina, colazione, doccia accende il computer, apre la mail e cosa vede... qualcuno che gli scrive... normale no. Forse si... ma chi è questo sconosciuto e soprattutto che “cacchio” di nome ha???
Leggo un po' (arriva dal Kenya...) continuo... guardo la firma... è il tipo dell'Internet di Kahawa!!! Ma come avrà fatto ad avere la mia mail? Qui c'è lo zampino del “Barba” Rebecchi...
Rileggo... mamma che mail seria...siamo sicuri parli di me?... sono quasi commosso... ve la faccio leggere ma non prendete troppo sul serio ciò che dice... potrebbe convincere anche voi....

HI, Porta, I miss you very much. how is Italy and your family? I what to thanks you
for being my friend at the moment you were in Kenya. Your presence in Wang Point was
highly appreciated and much more so your services. Please reply and tell me more
about yourself, Guy you are great.

hi, I appreciate each and every visit you daily make to the Cyber, In my time in
work I have never seen a guy with such a heart you have, God bless you mighty and
may you live to have the same heart on a daily basis. Please if you encounter any
problem please let me know and I will be very positive to assist you. Any question
you want to know for Kenya I will be ready to answer.

Guys ( Porta and Rebecchi) i admire your lifestyle, which is so enticing and simple
which gives me a clear picture of Jesus when He was in this world.

I wish you well in everything you do( in Kenya or Italy), Let it be a blessing to
all you handle and assist.

Let me know when you will be back Porta

Bye of now and God bless you two.

Roy


Letta? La traduzione ve la risparmio... Secondo me ha un bel po' esagerato (nei commenti mettete da 1 a 10 quanto)... già me lo vedo... mentre rideva... con la sua “Soda Baridi” (bibita fredda)... come se la spassava quando scriveva... tra l'altro scrive Porta e non il mio nome... per lui scrivere Stephano sulla ricevuta era un'impresa... Magari il Rebecchi che è la da un po' di più se le merita anche tutte queste belle parole, ma io?
Boh... a parte quello che ha scritto... che bello è ricevere una mail da un Kenyano a Chisinau! Porca vacca ma allora il Servizio Civile Itinerante funziona!!! Bisogna assolutamente proporlo per i prossimi anni... evitando che scoppino guerre per farlo... no no... deve essere una scelta libera... magari invece di 12... 18 mesi!
E pensare che stamattina mi ero svegliato con l'idea di far quadrare la “Conta” e invece eccomi sul blog...
Adesso vi saluto la Domy mi aspetta....

Ste

domenica 27 aprile 2008

Serate Cinema

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In Etiopia si cena solitamente a casa, nonostante certe illazioni ke c vedrebbero spaendere intere notti nei night addisabebiani.. qsto accadrà solo sta settimana in occasione della visita pastorale del Roby, qdi diffidate anke della sua versione della vita etiope, appositamente edulcorata per andare incontro alla sua intrepida scelta di passare dall’Etiopia sulla via del ritorno dal Kenya. Ma mi accerterò ke si tratti effettivamente di una scelta effettuata in libero arbitrio e non un trukketto del Baffi, il quale potrebbe avere incoraggiato la sosta adducendo la motivazione della mancanza d coincidenze aeree, dello scalo lungo, dello scalone e del problema delle pensioni. Si sa, in cooperazione è tutta diplomazia e risparmio, e un passaggio nell’Etiopia ormai ampiamente marginalizzata (l'ho già scritto? e soprattutto: tutte le volte ke lo scrivo aggiungo poi "l'ho già scritto"?) dall’area internazionale di Caritas Ambrosiana sarebbe stato difficilmente giustificabile altrimenti.

Torniamo alle nos3 serate: dal 15 d ottobre Paolo&Stefania, dopo una sobria cena a minestrina e formaggino (talvolta ci dividiamo anke un panino, qdo è già trascorso qke giorno dall’ultima cassiata d ki a Milano tiene le cinghie del nostro borsello, ed è grasso ke cola. Uè ma cosa ciò stasera con Caritas Ambrosiana? Son nervoso ke stanno arrivando il Boss, l'amico del Boss e il Boss Finale? Forse un po' agiteto e conteto ma dove la porto qsta parentesi?), dividono le loro serate tra “Serata Cinema” e “Vario”. Il Vario prevede Internet e Sex and the City x la Ste e Internet, le Freccette (costantemente in decremento) e le GG x me.

Le Serate Cinema erano condivise soprattutto all’inizio, c’è da annotare. Poi improvvise impreviste imprescindibili tragedie presero ad interdire la partecipazione femminile, e ho iniziato a fruirmeli da solo. Oggi il crampo al femore, ieri una visione d Nigel Mansell ke suggeriva d tenersi a distanza dai film, e domani boh. Non escludo ke influenze negative milanesi ("Ti guardi i film di Paolo? E perchè?") abbiano fatto il loro joco, ma mi sorprenderebbe. E poi qcsa si guarda ancora insieme skiaffati sul divano sgranokkianti dolci salati popcorns.. l’ultimo dev’essere stato un ermetico Seta; ma qsto è già stato scritto.

Ok, ad oggi mi sono sciroppato:

300 4,5
Affari sporchi 4
African spelling book 7,5
Amanti perduti 6,5
Amore e rabbia 4
Baci e abbracci 7,5
Borat 5,5
Breaking news 6,5
Bubble 7
Charlie Wilson’s War 2
Chocolat 8
Comizi d'amore 8,5
Dead man 5,5
Elina 8
Exils 6,5
Ferie d'agosto 7,5
Folla 7,5
Follia 6,5
Frankenstein Junior 7
Human nature 6,5
I 100 passi 9
I am legend 7
Il ferroviere 8
Il mucchio selvaggio 7
Il padrino 8,5
Il vento che accarezza l'erba 9
Infernal affairs 6,5
Instinct - Istinto primordiale 8
Io e N 5
Kamikazen, l'ultima notte a Milano 5,5
La gang del bosco 6
La rabbia giovane 6
La sposa turca 7
La terra vista dalla Luna 6,5
Le 5 variazioni 9
Le follie dell'imperatore 9,5
Le vite degli altri 8
L'ombra del potere 6,5
L'ultimo re di Scozia 7
M il mostro di Dusslendorf 6,5
Manderlay 8,5
Marrakech Express 7
Me, you and everyone we know 8,5
Paranoid park 7
Qualcuno volò sul nido del cuculo 9
Rabbia e amore 4
Ratatouille 8
Ricomincio da tre 7,5
Scarface 6
Sicko 7,5
Stardust memories 7
Still life 6
Strade perdute 9
Sud 8
The Simpson - Il film 7
Toro scatenato 7
Waking life 6,5
Zabrinski point 4
Zaitochi 5

Ps.. qsto post è spudoratamente dedicato a Sergiovane.


s8 t spiego

La foto esige una spiegazio: in contemporanea c son stat 2 tagli della torta: uno in tv, dove stava andando il video etiopissimo delle nozze d Sara&Zed, l'altro dal vivo dove il padre d Zed ha tagliato il pane, comè tradizione, dopo una preghiera recitata col sottofondo musicale d Cannabis, degli Ska-P. So ke trai lettori c'è ki po3bbe apprezzare qsto qadretto.

Numeri e momenti...

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Dall'Etiopia alla Moldova.... anche qui è Pasqua, un po' meno cattolica... un po' più ortodossa.
Ma non solo, è stato pure il mio compleanno quindi voglio le scuse di chi non mi ha fatto gli auguri... scherzo... ma neanche tanto!

Week-end impegnativo quindi... Compleanno + Pasqua.

Sabato mattina la non sveglia mi fa alzare alle 10.15. Tempo di prepararmi e sono già fuori... è il 26 aprile sono esattamente 2 mesi che sono in Moldova... è primavera si può starsene chiusi in casa in una giornata così... neanche una nuvola, 20° circa e il sole che finalmente inizia a scaldare l'atmosfera...

La fame mi porta al McDonald... non chiedetemi il perchè. E' da un paio d'anni che non frequento il posto ma... sarà che mi è venuto in mente il Cameroni Boliviano o forse che mi è venuta voglia di mangiare le patatine fritte.... beh insomma mi ci trovo dentro.

Esco e col mio unto trofeo “solo me ne vò per la città”, osservo la gente fare le ultime compere prima di Pasqua, mi fiondo in un parco, ci sono 4 i bambini che giocano, i fiori ormai coloratissimi spuntano ovunque e gli zampilli della fontana danno già un tocco d'estate. La panchina è comoda ma l'ora è tarda, devo tornare a casa. Fra e Elisa mi staranno preparando qualcosa per pranzo... è pur sempre il mio compleanno!

Torno e le vedo ai fornelli. Il tempo di rispondere a qualche messaggio d'auguri e parlare con Ciara su Skype ed è già pronto.

Mi presento in cucina e vedo qua e la oggetti e sacchettini vari... i regali! Ma quanti sono? Li conto 1,2,3...6! Bella sorpresa! Vorrà dire che ho fatto il bravo... o almeno questo è quello che diceva mia mamma quando da piccolo ricevevo tanti regali.

C'è pure la torta con la candelina... o meglio il dolce tipico pasquale (una specie di panettone) con l'incenso al posto della candelina... cosa potrei volere di più...

Il pranzo è finito, è quasi ora di partire per la trasferta di Pasqua. Mentre mi preparo arrivano di fila 3 messaggi d'auguri internazionali... uno dall'Olanda, uno da RHO e per finire dal Kenya, dove ci sono 3 persone che invece di lavorare si stanno prendendo il sole sulle spiagge coralline di Mombasa.... Paolo tu cosa gli può offrire dall'Eritrea?

Il Microbus ci attende, destinazione Orhei, città/villagio a 50 km circa da Chisinau. Città perchè così è, villaggio perchè la zona in cui saremo così è...

Ad attenderci Parinte Sergiu, la moglie Mariana e la piccola Lavigna o Rebecca che nascerà tra un mesetto...

Un'oretta e siamo li, scendiamo e l'assenza di finestrini sul microbus si fa sentire....

Entriamo in casa e Parinte e consorte sono alle prese con le classiche “Pulizie di Pasqua”.

Siamo gli ospiti e quindi non possiamo aiutare; decidiamo allora di andare a fare un giro: visitiamo il “parco”, attraversiamo il paese e ci troviamo al lago (questo si senza virgolette) e per finire facciamo un salto all'appartamento a trovare le ragazze del progetto dove lavoriamo.

Sono quasi le 20.00, è ora di tornare nella nostra “casa per una notte”.

Le pulizie sono finite, è ora di cucinare quindi... dividere il tuorlo dall'albume, montare a neve l'albume, tagliare l'agnello, imburrare la teglia... il Parinte ride, Mariana dice “Bravoooo” ma si vede che finge...

Le 21.00 e il Parinte saluta. Stasera tocca a lui. La veglia di Pasqua sta quasi per iniziare e vuole andare a controllare che tutto sia in ordine.

Mentre ci dimentichiamo la torta nel fuoco... mangiamo qualcosa, in realtà per gli ortodossi sarebbe digiuno... non vorrei esagerare ma Mariana insiste e quel qualcosa si avvicina sempre più a un pranzo di matrimonio....

Le 22.30 il tempo di cambiare una lampadina, che nel frattempo si era bruciata, e mi preparo per la veglia... anticipo un po' i tempi visto che alle 23.15 siamo ancora seduti... l'orario peggiore, quello dell'abbiocco... per la prima volta da quando sono arrivato mi ammutolisco... Mariana mi fa “A cosa pensi” e io “Al letto....”

Capisce che è ora di uscire, il silenzio persiste e ancora “Come sei pensieroso...” vabbè, forse è il caso che mi dia una svegliata!

Attraversiamo le stradine sterrate e buie del villaggio, più che città, di Orhei. Qua e la, alcuni fuochi sono accessi e tutti intorno gruppi di ragazzi, stanno festeggiando la Pasqua.

Nell'aria, il profumo della legna bruciata si confonde sempre di più con il canto del Parinte che dalla sua Chiesa si propaga nel buio della notte.

Siamo arrivati. La chiesa non è altro che il salone di una casa. La gente in piedi segue attenta con in mano ognuno la propria candela. Ai lati un paio di panche e qualche sedia, sarà una lunga notte ne avremo bisogno.

L'atmosfera è strana ma bella, forse perchè siamo tutti in piedi e non sembra di essere in una chiesa... forse perchè siamo in un villaggio vero e non in un film... saranno forse i cestini pieni di cibo che la gente ha portato da far benedire... o i 4 coristi che non si fermano mai di cantare...

Con me ho la macchina fotografica che il Parinte mi ha dato dicendomi: “Fai le foto durante la veglia!”. Ne faccio 1,2,3...7 la batteria è scarica...

Dopo mezz'ora arriva un bambino e mi fa “Il parinte vuole la macchina!” gliela do e dopo 5 minuti ritorna con la macchina e... 2 pile! Ci teneva proprio alle foto il Parinte...

Passano le ore, un po' di stanchezza si fa sentire, ma perchè dovrei uscire? No, direi che non è il caso, rimango li, voglio stare in mezzo alla gente. Qualcuno barcolla dalla stanchezza ma resiste, i più anziani se ne stanno seduti e sprofondano la faccia nelle loro ruvide mani per poi riemergere dopo un'abbondante manciata di minuti; quelli che all'inizio mi guardavano male perchè facevo il “fotografo” adesso mi sorridono e anzi si spostano per migliorarmi la visuale.

Alle 4.00 la cerimonia finisce, ci si sposta tutti in cortile per la benedizione dei cestini. Fa freddo, c'è un vento fastidioso, ma la gente in fila, ordinata e paziente aspetta l'arrivo del Parinte.

Suonano le campane, la gente ritorna nelle loro case, anche noi ci dirigiamo verso casa.

E' ora di festeggiare. Il parinte rientra alle 5, la tavola è imbandita, il sole sta sorgendo... mangio in silenzio... questa volta si! Sto pensando a qualcosa... ho in testa dei dei numeri... sono li, ben chiari, precisi definiti... hanno scandito le ultime ventiquattr'ore... mi vengono in mente il... 6 i regali di Elisa e Francesa... 5 le ore della veglia... 4 i bambini che giocano nel parco... 3 le persone che ci hanno ospitato... 2 i mesi trascorsi in Moldova... 1 l'unicità di questi momenti...

Stefano

sabato 26 aprile 2008

e adesso qa è Pasqa

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addis, mezzanotte e qcsa del 26 aprile

Oggi pausa (leggo guardo joco scrivo). Ieri venerd santo. Dalle 9 alle 16e40 nella Chiesa di San Michele partecipo di mia sponte alla celebrazione della morte d Gesù. Perché lo faccio? Per la curiosità di vedere un’altra modalità d vivere la fede cattolica. Dormo poco, ma alle 9 varco, unico bianco, il portone di Saint Michael, ke poi sarebbe la mia parrokkia, vicino al bungalow ufficio. La kiesa è moskeizzata: le panke sono state trasportate fuori e i tappeti la rivestono per intiero. Le scarpe si abbandonano all’ingresso, meno ki ha le infradito: qelle s’assomigliano un po’ tutte, qdi tele porti dentro e le depositi ai lati. A sx gli uomini a dx le donne, in file ordinate seduti qdo c sono letture e omelie, in piedi per l’inginocchiamento; qsta pratica ha un po’ del bàns: durante i canti in determinati momenti ci si tocca le spalle, le ginocchia e si appoggia la fronte a terra; oppure si bacia il terreno, a scelta. Durante la giornata qke centinaio di volte, ma non saprei quantificare. Se sei felice e tu lo sai tocca le spalle.. tocca il ginokkio.. bacial terreno.. fai tuttoinsieme..

Il capitolo calze è buffo, io pesco a caso calze dal mio cassetto, e solitamente escono d colori differenti. Non prevedevo d dovere togliere le scarpe, e qdo ho realizzato mi son guardato mezzo spaventato metà divertito i miei piedi, ma era andata bene: una blu una nera; solo qc1 se né accorto e ha ben maskerato lo stupore. Sarà ke uno di fianco a me indossava calze blu elettrico colle dita, spero d avere ben maskerato lo stupore.

Un paio d scene da ricordare.. beh alle 12 c’è stato l’intervallo (anke x’ loro erano digiuni, e alcuni anke anziani) d mezz’oretta. Appena melo sono fatto spiegare da un ragazzo, son fugato a casa dove mi son tuffato liscio sul divano perdendo i sensi dalle 12e10 alle 12e27 (la salvifica svelia del cellulare…). E poi all’inizio del tutto, qdo non avevo ben kiara la freqenza degli inginokkiamenti, e mero anke accorto d essere piuttosto lento perché partivo in ritardo e non conoscevo precisamente la fluidità del gesto. Così stavo attentissimo ai primi ke partivano e gli andavo dietro al volo. Qdi sono sceso –devotissimo- un paio d volte da solo; la prima volta x’ un tipo ha raccolto i fazzoletti ke aveva a terra, la seconda x’ uno sé grattato il ginokkio. Li ho visti muoversi e… oplà… fronte a terra, cercando d rimanere serio qdo risalivo catturando qke okkiata perplessa. Già 6 bianco, in+ hai le calze d 2 colori diversi, tinginokki qdo vuoi… e allora mettiti a fare girare delle clave infuocate ke attiri d meno l’attenzione.

Il resto sono qke rito particolare come il fatto kei sacerdoti al momento della (ipotizzavo) morte temporanea vengon coperti da un panno rosso dorato (ke se camminassero in trenino farebbero un po’ dragone cinese), i dolorini alle cosce d oggi ed una certa soddisfazione alla fine; non tanto per la resistenza ginnica ke non aveva ceduto, qto x’ è una modalità d preghiera ke non mi appartiene, ma credo abbia un suo senso, quello d una lievissima vicinanza fisica al dolore del Cristo. E senza dovere a tutti i costi bollare qsta tradizione religiosa come giusta o sbagliata, qdo ho ritrovato le mie scarpe mi son seduto sul muretto ed ho aspettato qke minuto ad andare a casa, guardando i miei compagni di preghiera ke si facevano gli auguri, ero contento.

pàx

domani.. oggi.. domenica nsomma, mene vado a Nazaret a fare Pasqa. Kstòòòòria.

Non piove, quindi latte dal rubinetto?!

giovedì 24 aprile 2008

holy thursday?

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Oggi qua èl gioved santo. Qdi il Segretariato Cattolico dell’Arcidiocesi d Addis si è raccolto in una piccola celebrazione, sotto la decisa direzione di Sister Wally, una suora tedesca. [Nomignolare “Addis” la città d Addis Ababa è come kiamare “New” la metropoli d New York, ma tantè. Giusto per, Addis Ababa significa “Nuovo Fiore”]. A seguire una festicciola, biscottibibitetorta ke anke se è digiuno mi spiegano ke l’ultima cena è un momento d convivialità e come tale va ricordato. (Da Bruno il gelataio è in vendita e pubblicizzato il gelato del digiuno, interamente realizzato con ingredienti consentiti in fasting time. Sono entrato ad indagare ed è vero. Inutile e triste come la birra senz’alcool, x dirla alla Vecchio Alex).



Ad una gita d 2 giorni in montagna scelgo il farmi la Pasqua colle celebrazioni etiopi, e stamattina la comunità con cui prego mi provoca contemporaneamente fastidio in alcuni elementi (ma il Baffi mi ha invitato ad evitare informazioni scomode x la Chiesa locale, ke ha già i suoi problemi senza ke qsti vengano messi alla berlina sul caritas blog) e ammirazione, nei casi umani di disagio toccabile vissuto con fervore incrollabile. Stupefacente ai miei okki, specie se riscontrati in una fede credente ke Dio agisca direttamente sulla realtà.

Mentre mi sorprendo in codeste riflessioni mi risuona (il canto del gallo) il ritornello dogon d ottobre: gli okki dello straniero vedono solo ciò ke già conoscono. E non posso fare a meno di notare come il giudizio così sprezzante su ki mi sta a fianco sia una mia miope povertà d ki non vuole rinunciare a criteri d analisi italiano centrici. Io stesso mi guardo con un okkio d stima affettuosa e uno severamente critico (la dicotomia madre-padre). Ke però non devono mai essere disgiunti.

Ci rifletto e stabilisco ke non è solo quello: da un’altra parte riscontro una forma di particolare discriminazione, ke è tipo “sono Etiopi, poveretti, è naturale ke non rispondano ai miei standard d sufficienza etica”. Ke è differente dal dire “non conosco qsta cultura, mi astengo dal commentare” (componente ank’essa presente).

Dubbioso, vado a cercare un passaggio d Fausti (già citato in occasione della vostra Pasqua, si presta a qste interferenze festive; ma i prossimi giorni lo riproporrò in almeno altri 2 pezzi):

    La stima è il bisogno fondamentale dell’uomo, più del pane (senza stima non esiste amore!). L’altro diventa secondo la stima che io ho di lui. Per questo è importante stimarlo, senza mai identificarlo con i suoi errori. Si può infatti pensare e parlare “contro”, chiusi nell’incomunicabilità di interminabili monologhi, o pensare e parlare “con”, comunicando con l’altro e dialogando.

    Per questo “se uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto”. La lingua è come il timone: una cosa piccola che fa andare dove vuole anche una grande nave. È come un piccolo fuoco che può incendiare una grande foresta (cf. Gc 3,1ss). La parola è sempre efficace, con un potere divino di creare o antidivino di decreare: quella buona costruisce, quella cattiva distrugge.

    È inoltre importante non prestare mai all’altro intenzioni cattive, ma solo buone, non riportare mai parole o fatti negativi, ma solo positivi. Se si vuol migliorare la comunicazione, evitare malintesi e mali, è necessario non ri-cordare (= tenere nel cuore) il male, anche se reale. Va s-cordato (= tirato fuori dal cuore), in modo da ricordare solo il bene e farlo crescere (uno vive i suoi ri-cordi, ciò che gli sta nel cuore!).

    Ognuno vive o muore dello sguardo dell’altro: l’occhio buono dà respiro, il malocchio (!) uccide. Per questo il principio vitale di ogni relazione è la stima e il parlare bene dell’altro, il valorizzare ciò che di positivo c’è in lui. Ci vuole finezza di testa per capirlo e bontà di cuore per favorirlo. La critica invece demolisce ogni rapporto – e siamo tutti criticabili all’infinito, appunto perché finiti e mancanti sempre dell’infinito.

Non c vedo + la connessione ke intravedevo all’inizio, ma penso al romanzo “Notte inquieta”, al dilemma del cappellano militare dell’esercito nazista, a come semplicemente spesso sia arduo determinare dove stia il giusto. E se i casi estremi ci aiutano a pensare, rifletto su come a volte eroismo e martirio vadano semplicemente in direzioni diverse. Ma qsto è completamente un altro percorso e lo abbandono, rileggendo le parole d Fausti, e concludendo ke vorrei andare a parlare con qke sacerdote qua, sentire cosa dice.

mercoledì 23 aprile 2008

certe fazze..

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Non so comè in Moldova o in Kenya, fattostà ke in Etiopia mi capita sta cosa: incontro persone dalla fisionomia spiaccicata di miei conoscenti italiani. Solo colla pigmentazione cutanea differente. Di quelli ke mi ricordo ho beccato Pieuro, Agu e Andrea Martinelli. Oggi mi sono trovato davanti ad attraversare la strada Antonio De Stefano. Mi sono trattenuto dal kiedergli come andava a Londra e però ho pensato come fosse amazing ke c’è qualcuno dall’altra parte del mondo ke si porta a spasso la tua faccia. D’altronde “Indovina Chi” docet: le combinazioni qelle sono e noi siamo in 6 miliardi. Il dubbio è: qdo troverò il legittimo proprietario dei miei lineamenti cosa succederà? Un loop? Riavvio? Ma non sono preoccupato, tanto non mi riconoscerò.

(servo civile Paolo Dell'Oca)

martedì 22 aprile 2008

il 1° giorno della terza fase

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Svelia precoce, oggi, el 1° giorno non è un buon inizio. Andiamo ad Addis Alem a consegnare alle prigioniere dei vestiti raccolti da una parrocchia cattolica. Abba Girma mi trova un po’ addormentato, e glielo spiego. Allora ritiene opportuno di fermarci in un bar colorato dove mi offre un piatto di uova strapazzate e peperoncino. Il cappellano è carico della trasferta appena fatta in Cameroon, in cui la componente africana della Commissione internazionale per la cura pastorale delle carceri si riuniva, e lo trovo bene.



In prigione incontro Marta e Nigist, e la prima ci svela come una detenuta le abbia kiesto se non riusciva a fare adottare suo figlio. Ci penso, dovrebbe suonarmi stonato e se non lo fa è x’sono qua da un po’. Una percezione talmente realistica della propria miseria ke non si può permettere neanke il lusso di amare. Anzi, probabilmente una rikiesta ke nasce proprio da un sentimento d’affetto.

Al ritorno mi faccio un pesce in un altro verde pub e il responsabile dei laici mi confida come alle elezioni compensative di settimana scorsa la > parte della gente sia effettivamente andata a compilare la skeda (come il governo aveva fortemente rikiesto bussando casa per casa) ma scrivendoci previsioni come “Quest’anno vincerà il Manchester Utd”. Pronostici sicuramente + azzardati rispetto all’esito d qste votazioni, visto ke i 2 principali partiti dell’opposizione hanno ritenuto + serio ritirare i propri candidati, e in molte circoscrizioni o sceglievi il partito di Zenawi o quello attualmente al governo.

Ke poi è lo stesso.

Ora lezione d'italiano, i ragazzi sono qua in anticipo, e c'è da fargli correggere le loro verifike. Le loro tragike verifike.

lunedì 21 aprile 2008

un'italia

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22e22, Fiumicino, 3 ore al volo.

Mi piace volare. E poi mi vengono delle belle idee in aria.

20 aprile: l’ultima telefonata in Italia da qui a 5 mesi mi ricorda ke un anno fa la laurea. 5 mesi. Il 1° tocco 2 mesi, poi 3, poi 5. E adesso c siamo fatti una settimana in Italia. E adesso adesso sono al tavolino dun bar aeroportuale, l’aeroporto è deserto, tranne una manciata di etiopi addormentata d fronte al Gate1. 5 mesi d fila, il periodo + lungo ke abbia mai trascorso fuori dall’Italia. E in qsta settimana ne ho fatto una scorpacciata.

Un’Italia dove le persone non mi guardano anke se sono bianco. Un’Italia dove il giorno prima delle elezioni extracomunitari presumibilmente pagati in nero attaccavano manifesti elettorali abusivi di Bossi. Un’Italia dove mi riempio la bocca della frase “Io vivo ad Addis Abeba”, ha un suono bellissimo potere dichiarare di stare per una volta dalla parte giusta del pianeta, come qdo mi decisi ad aprire il conto in BancaEtica. Una roba un po’ buonista, un po’ buona. È un’Italia molto bella, in una settimana cammino moltissimo, ammiro le strade bagnate di pioggia, le persone, le ragazze: ci si abitua anke alla bellezza, e l’Etiopia mi fa apprezzare la normalità italiana come “bella”. Un’Italia dove Totti insulta violento l’arbitro in faccia una volta, 2, 3 e poi x una settimana tutti a discutere se abbia fatto bene o no.. La giustizia soggettiva, non solo siamo teleutenti ma iniziamo anke a pensare come la tv, Pasolini lo profetizzava. Un’Italia dove al “Fa la cosa giusta” pare di essere prima della battaglia finale, fuori da Mordor, il Bene è radunato in piccoli stand in cui s’incrociano amici, sguardi d’intesa, la lady dei Giochi dei Grandi (!), ULD, CDS, e un cantante maskerato fa rap alla scrivania coll’amico a fianco con okkiali scuri ke, seduto pure lui, suona uno strumento invisibile. Un’Italia in cui perdo, ma qst’anno va così. E allora vado a piedi per Milano il martedì mattina. Voglio capire, voglio vedere, m’innervosisco e poi una notte mi scarico d pingpong fin qdo non mi duole il braccio. Un’Italia dove Teto viene riconosciuto alla fiera “Tu 6 Stefano quello del blog?”. Un’Italia dove tiro su City, SantaMaradona, Il grande boh, il diario cambogiano di Michele Usuelli. E i nuovi Vasco Elio Lorenzo. A raggiungere ad Addis le GilmoreGirls e SilvanoFausti. Per avere riferimenti a portata d okkio, in mancanza degli amici italiani. Un’Italia dove in makkina si diffonde la voce del Dottor Porta, ke racconta dell’internet moldavo. Un’Italia dove il coro di una chiesa stenta a fare arrivare la sua voce, a coordinarsi; ma l’assemblea ascolta muta, non aiuta, non ci prova: se avesse un telecomando cambierebbe canale, in un esercizio supremo di libertà. Invece assiste passiva, la vera assistenza è quella attiva, facilitatrice. Un assist non si fa seduti in pankina. Ho l’impressione sia una metafora, ma ho paura a decidere di che cosa.

Non si scrive così un blog, lettori. Lo so. Sotto la doccia si canta a squarciagola Ligabue, non s’intona il concerto d Capodanno. I contributi dovrebbero essere + snelli, collo slogan a morale, brillanti, incisivi. Qdo si perde c’è da imparare e vediamo qsto giro cosa succede. La zona Cempions è lì. Intanto scrivo come voglio. Altro esercizio d libertà?

paci

venerdì 18 aprile 2008

Kenyan Cartoons

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(cliccare sulla foto per ingrandire)

...e non e' la prima volta che in Kenya (!!!) ridono di noi...

(la vignetta sopra riportata e' tratta dal principale quotidiano kenyano, "The Daily Nation", di oggi sabato 19 aprile 2008)

mercoledì 16 aprile 2008

"Live Music" made in Kenya

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Propongo qui i link a quattro canzoni, musicate e scritte (per 3/4) da un grande cantante: Antony.

Una delle canzoni (l'ultima, di cui propongo una parte del testo in kiswahili con traduzione a fronte) è l'inno della Cafasso House. Le altre sono tutte in lingua kikuyu.

In tutte, da un lato, il racconto della sua vita e delle persone incontrate (Antony viene da Karatina, non lontanissimo da Nairobi - arrestato, di fatto, per niente - a seguire il periodo nel carcere minorile e nella Cafasso House) e un profondo significato religioso, di ringraziamento a Dio (in kiswahili "Mungu" - in kikuyu "Gai").

1a canzone-Mungu awe...(non ricordo il resto del titolo - chiedo scusa!)
vedi e ascolta

2a canzone
-Mungu hakuna kamawewe (=Dio nessuno è come te)
vedi e ascolta

3a canzone
-Nigakena dona Gai (=sono contento di vedere Dio)
vedi e ascolta

4a canzone
-Cafasso Song (kiswahili)
vedi e ascolta

KAFASSO NI NYUMBA YETU (Cafasso is our house)
TUNA FURAHI KUWAPAMOJA (we are happy to be together)
TUKIWA NA SISTA RACHEL (together with sister Rachael)
MWANZILISHI WETU NYUMBA KAFASSO (and the founder of Kafasso)

MAMBO MENGI TUME JUWA (Many things we have known)
HATUKUJUWA KUSOMA NASASA (we did not know how to read)
TUMEJUWAKUSOMA NA KUANDIKA. (now we know how to read and write)
MAMBO NI SAWA (things are ok)
MUNGU BABA TWA OMBA BARIKI SISTA RACHAEL NA VIONGOZI WENGINE WA KAFASSO. (God bless sister Racheal and other leaders of Kafasso)

Saluti,
Ema

sabato 12 aprile 2008

Filippo

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    Quand'è che posso venir lì a Villa per una chiacchierata?”.
    Non venir qua a chiacchierare: o parliamo o stai a casa”.
    Credo che Filippo sia stato il 1° cui rivelavo, il 24 maggio 2007, l’ipotesi servizio civile all’estero e i relativi dubbi; mi spedì a camminare. È stato il 1° che avevo intervistato per la tesi: aveva aperto la porta di casa di Villapizzone, cercato d capire cosa volessi e ha parlato per un paio d’ore. Non avevo il registratore, così tirai giù note disordinate ma poi a casa non riuscivo a decifrare quello che avevo scritto, rapito. Quindi trascrissi un po’ a memoria e lui si prese la briga di correggere il tutto. Un po’ d’Africa e molto di Villa, comunità e servizio. C’entra col nostro anno. E poi lui; vorrei farlo parlare anche qua, senza aggiungere altro a ciò che era finito nella tesi. Solo una cosa: Filippo è morto mercoledì, in montagna.




INTERVISTA A FILIPPO CLERICI S.J.

    È il 30 ottobre 2006, quando lego la mia bicicletta nel cortile di Villapizzone ed inizio a riflettere su come dove avrei potuto incontrare Padre Filippo Clerici, con il quale avevo preso un appuntamento non meglio precisato alle 9 di buon mattino.

    Scambio saluti con alcune donne passanti, ma non chiedo loro aiuto. Colgo in me alcune inibizioni: se da una parte sono restio a farmi riconoscere come “il ragazzo che svolge una tesi sulla comunità” per l’inevitabile patina di “colui che sta analizzando il vostro strano modo di vivere”, d’altro canto mi sento quasi invasore di quella che è un’intimità comunitaria; differente da quella di una comunità familiare, ma pur sempre percepibile.

    Vago discretamente (per quanto si possa vagare discretamente) nel cortile interno e poi entro nell’edificio dove so esservi l’appartamento dei Gesuiti, salgo le scale e sto per bussare, quando da sotto sento provenire il timbro di voce di Filippo. Allora torno al piano terra e lo attendo, seduto ad un tavolo, prevedendo che presto o tardi uscirà da quella stanza dove sta parlando.

    E difatti dieci minuti più tardi si sporge dalla porta, mi vede e mi tira dentro, dandomi in pasto agli occhi di una quindicina di ragazzi di quarta superiore, invitandomi ad intrattenerli con la mia tesi. Verso le 9 e 20, mi accoglie in camera sua, una piccola stanza confortevole ed ordinata, dove avrà luogo un’intervista imprevista e molto interessante.

    Filippo mi chiede del mio lavoro e del mio percorso e poi inizia a parlare di quello che è Villapizzone per lui; inizia il racconto stando alla scrivania, cerca lo statuto della comunità. Io butto giù qualche illeggibile nota su alcuni fogli che mi ha procurato.


    Se l’esordio della sua narrazione fosse stata una risposta, la mia domanda relativa sarebbe stata: “E come è nato tutto?”


Filippo Clerici s.j.: "La preistoria… La preistoria è l’esperienza di Bruno e di Enrica. Tutto è nato, in un certo senso, da Bruno. Lui ed io siamo legati da un’amicizia che risale… al 1948. Abbiamo studiato alle medie insieme. Vedevo spiccare in lui una certa inventiva, una certa determinazione. Aveva una forte idealità! Si è sposato e, manifestando questa idealità, ne parlava con la moglie. E la moglie assecondava, chiedendo semplicemente che si realizzasse assieme quanto si veniva progettando.

Sono stati in Africa, 7 o 8 anni, come missionari laici (allora si diceva così!). Difatti all’inizio erano intenzionati a fermarsi per due anni, poi hanno prolungato la permanenza perché sembrava loro di continuare una luna di miele. Enrica insegnava un po’ di economia domestica, lui era geometra. Avevano 4 figli loro e una bimba adottiva. Per ragioni scolastiche – i figli avrebbero dovuto incominciare la scuola, o in Africa o in Italia – alla fine sono rientrati. Ma, in effetti, non sono rientrati per nulla. Per tante cose l’Africa li aveva cambiati: un esempio è che Bruno non portava e non porta più l’orologio. Un esempio per dire che in realtà in loro era cambiato il modo di vivere e di vedere le cose. Soprattutto avevano gustato un altro modo di tessere le relazioni personali.

Sono rientrati al paese di origine, Mandello, ma ben presto sono giunti a Milano per vivere nella Comunità dell’organizzazione con la quale erano partiti per l’Africa, “Cooperazione Internazionale”.

Diciamo a questo punto di noi, Gesuiti. Nel ’77 eravamo in cinque e vivevamo in un appartamento a Milano, in via Leoncavallo 10.

Avevamo letto e meditato profondamente il vangelo di Marco. E questa esperienza ci ha modificato senz’altro la vita! Per cui abbiamo rizzato le antenne il giorno in cui Bruno ci comunica: “Mi hanno offerto Villapizzone. Da solo, con la nostra combriccola, mi sembra un po’ impegnativo, però con voi…”.
È stata una sorta di convergenza parallela (come si usava dire allora).

Sono arrivati nel frattempo i Nicolai, la famiglia di Danila e Massimo. I quali avevano alle spalle un’esperienza analoga ai Volpi, loro in Ciad. Questo fatto non è secondario, dico il fatto dell’esperienza, in un paese emergente! Per cui (senza che fosse un requisito!) era certo un vantaggio che le famiglie che venivano avessero un’esperienza di vita all’estero, così da essere svezzate rispetto allo stile abituale! Una sorta di noviziato per uno stile nuovo.

La famiglia ha una sua mobilità relativa, i figli li inserisci in una comunità che è piuttosto stabile (mi piace dire comunità, meno ad esempio condominio solidale).
Non è quindi un kibbutz! È molto diverso…

Bruno ed Enrica poi si sono trasferiti, dopo che i figli sono cresciuti per dare vita ad altre comunità di famiglie. Bruno deve muoversi! Ha il carisma della creatività, deve promuovere altre iniziative. In questo si è sempre estremamente impegnato a dar vita a nuove comunità. È sempre impegnato".

    Paolo: "Pensavo di incontrare Bruno verso la fine dei lavori..."

F: "Ma no, lasciamolo quieto. Ritengo sia sufficiente quanto emerge da una semplice chiacchierata come questa. Lasciamolo dunque... respirare.

I Nicolai sono ancora a Villapizzone. L’ultima famiglia con figli è ancora qui. Perché ciò che conta, che dà… così, un po’ di sapore alla vita, sono le relazioni personali... ed una certa libertà dal denaro. La cassa comune vede convergere tutti gli stipendi da cui ogni famiglia poi attinge. L’assegno in bianco tiene conto delle proprie necessità, ma va un poco più in là di esse. È un segno di fiducia. E i figli se la caveranno. Noi si investe nelle relazioni, li si fa studiare e poi: ”liberi”!

Io vedo un progresso di umanità, in crescita, quando si tollera, senza eccessiva fatica, quando la propensione verso l’altro o la necessità dell’altro non sono vissute come una minaccia, ma come una ricchezza.

Quando sto via un po’ di tempo, rientrando, vedo le dinamiche tra le coppie, e noto che la capacità di accoglienza, di accettazione, è aumentata. Ci tengo a dire che non è sentimentalismo, stai attento, ma è “amare l’altro per quello che è! Così come è”.

È importante… Si potrebbe forse dire che c’è qualche cosa di più importante?! Secondo me, no! Quello che conta è lo stare insieme; che fa crescere è lo stare assieme.

Come valore che gratifica noi, che fa crescere il gruppo, e anche -perché no?!- in termini di servizio sociale. Sì, in termini di servizio sociale, si può [NdP:calca queste due parole: “si può”] stare insieme. Certo, non è fatale che ci si debba blindare, dietro la porta: sarebbe una ”illegittima difesa”!

Quello che sei è la realizzazione del sogno che tu hai coltivato, ma prima ancora è il sogno che Dio stesso coltiva! Il bene raccoglie, il male divide. Perché ci si contrappone, ci si divide. E il sogno allora, la radice del sogno (che non è un mettersi insieme fusionale, irrispettoso dell’altro), si perde".

    P: "Questa è una domanda che faccio per puro dovere di tesi: se dovessi paragonare o confrontare la vostra realtà ad un’altra, magari lontana storicamente o geograficamente, anche solo per evidenziare le differenze da essa, come prima nominavi il kibbutz, quali sarebbero gli oggetti di questi paragoni?"

F: "Mah! È difficile.. Dall’esterno si possono fare dei paragoni, ma dall’interno siamo molto naif! Più che parlare di discernimento, potremmo affermare che a chi è interessato diciamo: “Provate, poi vedremo”.

Credo sia il contrario dello scegliere con oculatezza. Sulla base del volontariato… è sempre un buttarci. Ecco, forse l’esperienza dell’Arca di Jean Vanier è stata di fatto l’esperienza di qualcuno di noi nei primi tempi! Forse Bruno e Enrica stessi l’hanno visto, ma non saprei dire se c’è stata un’effettiva influenza di quella iniziativa. Credo che la prima realizzazione di “Comunità e Famiglia” sia tipica degli anni ’70, magari debitrice dell’atmosfera culturale di quegli anni.

I Gesuiti pure, in tale contesto, si sono esposti realizzando delle comunità; in modi diversi, con intonazioni differenti, ricordo molto bene! Ma troppo frequentemente fallivano.

La cappella di Villapizzone oggi è un ampio salone al piano terra. L’hai vista. Prima era una piccola cappella situata nel nostro appartamento: era significativo che la gente entrasse a casa nostra, si sentisse in qualche modo ospite… Quel salone lì sa un po’ di anonimato; non è che mi faccia molta devozione.

Oggi nelle comunità si uniscono tipi diversi di famiglie o di raggruppamenti di singoli. All’inizio – direi - c’erano solamente delle famiglie e un “angolo” per giovani, una specie di piccola “comune”, che però abbastanza presto si è rivelata fragile, direi velleitaria!

Di fatto poi si è sciolta. C’era “voglia di comunità”, ma s’è visto che non bastava avere… voglia di comunità.

Il discorso della presenza di singoli, che provano a stare insieme, per vincere la incertezza e la sofferenza della solitudine, di chi non è sposato, ma non vuole vivere da solo… è un discorso delicato.

In quei tempi (sto parlando degli anni’90) il singolo viveva come ospite in una famiglia, una sorta di fratello maggiore o di “zio”.
Quando ci si domandasse – ed è domanda legittima - “ma che tipo di servizio rendete?” o, ancora in termini alquanto imbarazzanti, “quante persone accogliete?”, eccetera… A mio parere si può dire che già lo stare assieme così, è un forte segnale “che si può” vivere in un modo alternativo rispetto allo scontato, così difficoltoso e frustrante! E questo a mio parere è già un grosso servizio. Sì, questo “essere” insieme prima ancora del “fare”!"

    P: "Il numero di coppie interessate a quest’esperienza è costante o incontra dei cambiamenti?"

F: "Beh, i dati precisi non li conosco, so però che è un numero crescente. Perché la conoscenza di queste esperienze si è allargata. Ci si è organizzati con dei gruppi cosiddetti “di condivisione”. Ci s’incontra, si parla di sé, si affrontano determinati discorsi e può essere che nasca una convergenza di stile! A quel punto si elabora un progetto e se eventualmente ci s’imbatte in un caseggiato, o anche in una cascina, ci si costituisce in “gruppi di lavoro”e si realizza un nuovo insediamento. Quindi è chiaro che non c’è una definizione rigida o un modo di procedere unico. Ogni comunità ha una storia a sé".

    P: "Nel corso degli anni avrete cambiato alcune caratteristiche della comunità. Quali sono i cambiamenti che ritieni più significativi?"

F: "Si può dire che è cambiato innanzitutto il contesto in cui è maturata l’esperienza. Di conseguenza si comprende che, dal punto di vista culturale e globale, la comunità inizialmente era un’esperienza del post ’68, ecclesialmente del post-concilio e quindi, lo stare insieme, era segnato da questo stile un po’ naif. Difficilmente definibile.

Da un punto di vista organizzativo -come dire?- sociale o amministrativo, mi ricordo che con Bruno, c’eravamo provati a spiegare la nostra realtà presso uffici competenti per avere qualcosa che assomigliasse ad una licenza, un permesso per il nostro lavoro di piccoli traslochi e sgomberi… Ciò che si è ottenuto, ricordo, è stata una specie di licenza di… “rigattieri”. Non eravamo per nulla inquadrabili in schemi… ragionevoli.

Ma in seguito si sono fatti naturalmente dei passi non piccoli. Tant’è che adesso si è iscritti all’albo del Volontariato e s’è costituita una Cooperativa (nome significativo: ”Di mano in mano”).

Sì, di fatto, sulla base dell’esperienza, ci sono stati dei cambiamenti, vuoi per le famiglie, vuoi per il clima culturale, come s’è detto.

Cinque su sei famiglie di Villapizzone (come riferito sopra) hanno esperienza di volontariato internazionale! E ciò crea una rottura con lo stile abituale “piccolo borghese” e avvia invece uno stile di condivisione, di essenzialità, di apertura.
Nella evoluzione della coppia che vuole far parte di un comunità darei per necessario, più che facoltativo, un periodo di “noviziato”, direi di svezzamento, rispetto allo stile, ai parametri precedenti".

    P: "Quali sono le caratteristiche che la vostra vocazione vive rispetto ai sacerdoti diocesani? E che rapporti avete con la Chiesa?"

F: "Noi siamo religiosi, Gesuiti.

Vivendo a Villapizzone non ci consideriamo liberi battitori. Anche se è vero che non ci riteniamo incasellati, quasi strizzati, in un ruolo quale può essere considerato - con tutto il rispetto! - quello di un sacerdote diocesano ad esempio.

Un prete in parrocchia è piuttosto impegnato e legato a precisi compiti e chiamato a svolgere un servizio religioso e amministrativo. Cerca anche, il prete, di annunciare ad esempio lo “stare insieme” che è quello della comunità parrocchiale, di fatto trovandosi a vivere da solo! Sì, vive da solo, e poi la domenica parlerà – certo, dovrà parlare - di comunità parrocchiale.

A noi, come religiosi e segnatamente per il fatto di essere a Villapizzone è dato di vivere in modo robusto la dimensione comunitaria. Siamo in cinque e condividiamo la casa, ci gestiamo la casa, preghiamo assieme, lavoriamo assieme, studiamo assieme la Scrittura, assieme annunciamo il Vangelo attraverso la Lectio.

Ci siamo necessariamente dovuti togliere (fisicamente intendo!) dalle case piuttosto “blindate” in cui si viveva. Per aprirci ad un contatto meno difeso rispetto alla realtà più quotidiana. Ci ha molto aiutato il vivere fianco a fianco con le famiglie!

Ci è parso che si realizzasse un tratto importante di quella logica che è l’"incarnazione”…

Certo, tra i Gesuiti, confratelli, all’inizio si percepiva qualche diffidenza, alla base soprattutto! Ma sentivamo il consenso e la fiducia da parte dei vertici, dei Superiori. Poi c’è stato un consenso anche dalla base, finendo per godere quasi un eccesso di stima. Tant’è che si riconosce che diversi ragazzi hanno trovato motivo di riflessione e stimolo a porsi una domanda vocazionale, a partire dalla frequentazione della comunità. Per cui una ventina di essi sono poi entrati nel Noviziato dei Gesuiti.

Di fatto per ragioni diverse transitano molte persone da noi, giovani, adulti, vecchi, dal quartiere, oltre che dalla città o dintorni. Molta gente… Così che, ad esempio le mamme dei compagni di scuola sanno che possono dialogare con le sagge mamme di Villapizzone o addirittura “appoggiare” i bambini per evenienze varie.

Abbiamo disponibilità di forze, di tempo e di spazio, cose tutte che mettiamo a disposizione delle persone per incontri e accoglienza. E’ qualcosa di più che un centro di ascolto o un centro per socializzare…"

    P: "Come si relaziona la comunità al quartiere?"

F: "Di conseguenza a quanto detto sopra la relazione con il quartiere… La cooperativa “Di mano in mano” comprende anche persone del quartiere, con disagi fisici o psichici. Degli anziani usano il salone per una ginnastica riabilitativa o similare. Nel salone, ancora, trovano spazio gruppi diversi per incontri di vari motivi, sociali, familiari, formativi: Sempre nel salone noi Gesuiti teniamo le letture bibliche, evidentemente aperte anche alla partecipazione di quanti vogliono del quartiere.

Spessissimo Villapizzone è invasa da quanti festeggiano i compleanni di bambini o si trovano per un’agape fraterna, familiare...

All’inizio Villapizzone era pressoché un rudere, occupata, semidistrutta. C’era una parvenza di un sedicente centro sociale (si chiamava “Linea 12” dal tram che passa in via Console Marcello, a fianco). Più che un centro sociale si può dire che ci fosse una certa… dissociazione sociale.

Due Gesuiti sono arrivati con una macchina, con due materassi e due sacchi a pelo. Non c’erano le finestre, mancavano le porte. C’era… molta aria. Il primo acquisto: settanta porte! Me lo ricordo.

I ragazzi che occupavano la casa poco alla volta hanno lasciato libero il campo. Hanno capito, senz’altro! E, credo, hanno anche apprezzato!

Già, le porte, settanta! Servono per ripararci dal freddo, dalle intemperie… ma soprattutto perché si spalanchino e accolgano!

Beh, è l’ora del caffè, andiamo. È un piccolo rito per stare un po’ tra di noi, ma oggi ci sarà anche quella classe di ragazzi che è venuta farci visita!"

    Scendo e partecipo al momento d’incontro, due thermos dispensano caffè e tè bollenti, c’è anche una torta. Scambio parole con qualcuno che conoscevo, ma più che altro partecipo silenzioso, a mio agio. Filippo, mi scorta a fare un giro nelle case, mi racconta piccole storie di persone passate o passanti da Villapizzone, mi mostra un edificio vicino che stanno allestendo per i gruppi scout o vari che vengono a fare momenti di ritiro o aggregazione. C’è stato anche un incendio accidentale anni fa e proprio in questi tempi stanno concludendo i lavori di ricostruzione. Il postino teme il cagnone e non osa addentrarsi nel cortile a lasciare la posta.

    Saluto Filippo, è stato molto disponibile, mi ha regalato perfino un libro, “La nuova Bibbia Salani”, la Bibbia raccontata. Slego la bicicletta, esco da Villapizzone pedalando sulla ghiaia, ora toccherà a me raccontare.
"La vita è come scalare una montagna. Se so che sulla cima mi attende una festa preparata per me, potrò vivere la fatica dell'ascesa con gioia e speranza"

Filippo Clerici
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giovedì 10 aprile 2008

piove

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Addis, mezzanotte e 25 del giovedì 10

Ehi gente, piove! Diluvia. Da diverse ore. Questo significa 3 cose:

  1. torna l’elettricità il martedì, quindi dovremo piantarla d inventarci lavori paralleli indipendenti dal computer, quale la lettura formativa quanto noiosa di Foucault, Sorvegliare e punire
  2. acqua x i campi, non x i campi estivi (...), l’Etiopia agricola dipende da questa pioggia che s’è fatta così attendere
  3. mi è sovvenuto in mente ora che dovevo pensare a queste conseguenze: le ciabatte della mia doccia sono fuori! Vabbeh, tanto a settembre torna il sole e si asciugano

Anch’io (anche la Roma) sono un po’ fuori, quando piove. A lume di Candela, una Saint George da sorseggiare, mentre batto la tastiera e ascolto Paul Mc Cartney. Ma la pioggia è così forte che devo alzare il volume degli auricolari. Nessuna giornata tipo da raccontare come m'era stato chiesto a Natale, però posso scrivere del tipo di pomeriggio che abbiamo trascorso ieri.

A mangiare al Lime, un pub frequentato da finnici, con libreria adesa, io e Stefania siamo tratti in inganno dal bell’aspetto di 1 piatto che pare un kebab ma non lo è, e sa un po’ di sudore.

Un passo indietro. Per rinfrancarmi dai progetti che dovrei seguire (che falliscono come le trattative per rilevare Alitalia), Sara ci ha lasciato la macchina rossa, la coolcar, e questo mese sono successe 3 delle 4 cose elencate in seguito; la quarta (non necessariamente in quest’ordine) l’ho sognata. Ho promesso (forse a me stesso) di non rivelare il responsabile dei piccoli incidenti, comunque rintracciabile tra me e Stefania. Piove un casino. Visto che i sondaggi in questo blog spaccano, indovinerete nella penombra delle vostre camerette gli abbinamenti di chi ha fatto cosa.
1. si spacca la chiave dentro la serratura della portiera e il fratello di Zed arriva con la chiave a prelevare in ufficio Paolo o Stefania per andare a salvare il\la macapitat* portandol* da un altro fratello di Zed che ci porta da un meccanico. Visto che il gioco era interessante, andarono a chiamare un altro elefante.. la dinamica era un po’ quella 
2. 1° giorno che abbiamo macchina e patente: pronti via sì, sì, sto attento, uno di noi fa 1 fanale ad un furgoncino in doppia fila. In tempo zero milioni di Etiopi urlanti con le mani nei capelli. Un fanalino. Soluzione: 5 € e sgommare. 
3. chiudiamo la macchina lasciando la chiave nel quadro. Allora il guardiano (chiedendoci se noi eravamo quelli dell’altra volta, vedi uno degli altri 3 punti) chiama un suo amico con occhiali scuri, che arriva gallo con un fil di ferro, un cenno della testa, e io da grande voglio essere come lui. Oplà, da dentro la maniglia prova ad alzare il pirulo della portiera. Ma niente. Portiera sx, niente. Coda tra le gambe se ne va e un altro guardiano arriva con delle altre chiavi di una toyota corolla che aprono la nostra. Cose che succedono in Etiopia. Se hai una toyota corolla, tu puoi aprire tutte le toyota corolla. È molto comodo, e anche un po’ comunistoide. 
4. lasciamo la macchina parcheggiata un po’ in 1\2 alla strada ma ci scordiamo il freno a mano e mentre siamo al baracchino di fianco questa inizia a muoversi in discesa appoggiandosi amichevolmente al taxi davanti, in maniera rumorosa quanto indolore.
Piove tantissimo.


oh, 'sta foto d Stefania non centra niente; giusto per colorare un po'

Vabbeh, torniamo al tipo di pomeriggio di ieri: risolviamo uno dei 4 problemi sopracitati e vado in ufficio, dove devo preparare la verifica per il corso d’italiano. Solo che è martedì, questo vuol dire che le copie della verifica le devo manoscrivere. La verifica avrà luogo a lume di candela, sul tavolo della mia cucina, ma non prima di essere usciti in strada con un pallone e avere coinvolto un po’ i passanti con qualche palleggio, la meglio pubblicità nike, papà con bambino, passante che ti fa il numero, ragassuòle che si fermano a ridere e guardare, quelle cose lì son successe ieri pomeriggio e prima mi è venuta voglia di scriverle, che qua piove e adesso però ho voglia d andare a letto.

Ps.. Sergio, su suggerimento di Stefania ho messo le parole “Zenawi” e “bastardo” su google.. indovina cos'è venuto fuori ai primi 2 posti di 89? Non dirlo a Maurizio..

mercoledì 9 aprile 2008

tra i due mondi....

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Sono improvvisamente ritornata nell'altra parte del mondo.. quella giusta, quella bella, quella pulita... Accolta dall’immenso calore della mia famiglia, dal sorriso dei miei amici, dalle abitudini di casa... dall’abbraccio tenero dei miei nonni, dagli occhi di chi, nonostante non capisca la mia scelta, è felice di riavermi per un po'... Non posso non essere felice.. mi sento a casa, ovvio..

Ma da quando sono salita sul primo dei 4 aerei che devo affrontare ogni volta che parto, una strana sensazione mi accompagna.. è la prima volta che mi manca tutto.. mi manca lo sforzo che ogni mattina, alle 5 e 10, faccio per aprire gli occhi, trascinarmi in cucina ancora nel buio per preparare la colazione, mi mancano le facce dei bambini che mi circondano e mi si attaccano alle gambe quando entro in classe, mi manca l’aria che respiro ogni volta che mi sdraio sull’amaca dopo una giornata stancante, ma mi manca anche l’aria appiccicosa di Managua, la sensazione di quanto sono sporca ogni giorno che torno da Nueva Vida, dopo un'ora sulla mitica 13, mi mancano Alessandra e Lorenza che mi fanno arrabbiare o ridere... mi manca il nostro entusiasmo contagioso per le nostre uscite nei fine settimana, mi mancano i nostri sfoghi dopo il lavoro, mi mancano i nostri dubbi, le nostre discussioni, le notre serate davanti a una Victoria... mi manca l’odore delle pulperie, le conversazioni con i taxisti, le pance enormi delle donne che mi schiacciano sugli autobus, le domande incuriosite della gente che non capisce come mai non sia sposata e non abbia ancora 5 figli! mi mancano le parole o le lacrime delle persone che entrano nell’area di trabajo social alla ricerca di una speranza...

...mi manca la mia casa nica, la mia famiglia nica... Salendo su quell'aereo ho avvertito quella sensazione di iniziare ad appartenere a una terra... Ora sono qui e mi manca la soddisfazione che mi si legge negli occhi quando camminando mi rendo conto di conoscere sempre più cose, luoghi, persone... di sentirmi parte di qualcosa.... che mi fa sentire viva...

Elisa

domenica 6 aprile 2008

Rassegna fotografica #3: Coach @ Koch

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Una delle ultime attività che mi vedono coinvolto riguarda una delle mie ‘passioni’ e dunque sono proprio ben contento di portarla avanti, o meglio, di averla cominciata.

In uno degli ultimi incontri con padre Daniele Moschetti, padre missionario a Korogocho (‘Koch’ per gli amici), conoscendo il mio trascorso di giocatore e arbitro di basket (la mia fama mi precede!), è venuta la proposta di provare ad allenare la squadra della St. John Sports Society.

La società è nata un paio di anni fa, con l’intento di aiutare i giovani sportivi (circa 200) a scoprire e sviluppare capacità e talenti, ma soprattutto per proporre un’alternativa alla vita di baraccopoli, che per tanti giovani significa fare uso di droga, alcool, criminalità e prostituzione.

Gli sport praticati (alcuni con notevole successo nei campionati e competizioni kenyane) sono calcio, pallacanestro (vediamo come andrà), pallavolo, pugilato, karate, taekwondo, atletica, sollevamento pesi, net-ball (una sorta di pallacanestro al femminile) e freccette.









Chiudo con le foto dei nuovi 'talenti'...



Saluti kenyani!

Ema

sabato 5 aprile 2008

Li ricorderemo così...

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“Volete avere la vostra casa sempre illuminata? Allora ricordatevi di pagare la bolletta della luce”. Ecco cosa sta scritto su un maxi-cartellone pubblicitario alle porte di Chisinau. Insomma un bell'esempio di Pubblicità Progresso....
Intanto, dopo questa perla di saggezza, dobbiamo ahimè registrare una giornata con molte perdite sul fronte orientale. Dalla Bielorussia arrivano notizie di una disfatta dai nostri tre “boss”... In realtà i “boss” sarebbero 2 ma Elisa ci tiene tanto ad essere chiamata così, per cui ogni tanto bisogna farglielo credere...
Settimana faticosa per i nostri capi “ufficiali” i quali, dopo avere fatto molti pesce d'aprile il 31 marzo (oltre all'ora avranno tirato avanti di un giorno la data dell'orologio...) e essere stati bloccati dalla gendarmeria bielorussa per eccesso di velocità, si sono dati alla macchia... L'ultima loro foto risale al posto di blocco per la strada verso Minsk...
seri0ja.JPG
Igor è quindi riuscito nel suo intento... lasciare Elisa da sola nelle campagne di Bielorussia... la poveretta, ci ha appena chiamato e “stranamente” ci ha detto “Sono malata! Sono radioattiva!” Probabilmente stava delirando, un po' per il freddo e un po' perchè se la sta facendo a piedi... comunque noi ci stiamo attrezzando per accoglierla.... abbiamo tuta, mascherina, Autan, DDT, Zampirone... insomma non corriamo alcun pericolo.
Ma non è finita qui... oggi Chiara, detta Ciara, ci abbandonato.... tranquilli niente di grave, è partita per l'Italia, ma solo di passaggio, prossima destinazione Congo. Ragazza strana questa Chiara... dice a tutti che se ne va in Bolivia e invece va in Congo... e poi con sta storia dei “Pacchi” e dei “Parchi”... ha amici che mangiano olive ma non solo, bevono anche l'acqua della scatoletta... e poi quando cammina nel parco.....
Pensava di partire e passare inosservata... e invece no! Eccola in posa, prima della partenza con tutti i regali, tipicamente di stampo moldavo, che le sono stati regalati negli ultimi giorni....
p4040259.JPG
Allora ricapitolando... i capi dispersi in Bielorussia, Elisa, da quanto ci dice arrancante e radioattiva per le campagne moldave, e Ciara verso il Congo... siamo rimasti in due.... ma ne rimarrà solo uno!
Mi sa che lo aveva già detto qualcuno....

I moldavi

Dauro Mandura

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Tra febbraio e marzo sono uscito da Addis. È stato dopo la finta pleurite, sono andato a ricercare il mio entusiasmo in Etiopia, quella vera. In 10 giorni sono stato prima un paio di notti (con 2 giorni di viaggio) in Dauro Konta, sud sud ovest, il 2 marzo appena tornato ho fatto un salto a Wolisso e il giovedì siamo andati in Mandura nord est est, tornando la domenica. È stato molto bello e aspettavo di avere del buon tempo x scriverne Come Si Deve. Ho atteso invano e x non fare smaltire i colori prendo le note che avevo tirato giù su un quaderno e le incollo sullo schermo, a vedere come si leggono. Se mi piacciono le posto. Chiaro? Non ha importanza. [I contenuti delle parentesi quadre sono aggiunti in fase di trascrizione].

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1° marzo 2008 [data sbagliata: era il 28 febbraio], [Dauro Konta]

Oh ragazzi, ce l’ho fatta. Ho trovato dell’Africa in Etiopia. Da Renzo, per la precisione. Strada sterrata notte stellata. Generatore di energia, umorismo missionario, vino rosso a tavola e PadrePio sopra il lettino sfondato.

Se non piove entro 10-15gg salta il periodo della semina. E sono ***; soprattutto con questa inflazione (al 17.2% 2° il Ministro dell’Economia Etiope).

TUKUL è il nome delle abitazioni rotonde. Il Governo le ha proibite nelle città. Fuori sono meglio quelle colle mura in sterco, terra, paglia E i pali in eucalipto, ke però vengono mangiati dalle termiti e durano 10\15 yrs.

La diga della Salini [nel frattempo scopro ke fa capo a Simonpietro Salini, tesseraP2 #531] porta lavoro e elettricità intorno, ma anche scompensi ambientali: la malaria aumenterà e la fauna ne sarà turbata (orma di leone trovata nella missione!).

Il fascino ke desta in me il missionario laico. Mamma mia!!

Qdo non c’è un medico ke ti dice esattamente quello ke hai, non è tanto quello ke hai ke ti spaventa, qto quello ke non 6 sicuro di non avere.

Ke cavolo ci fa un comunicatore in Africa come missionario laico? Ke figura è? [Ke figura fa?]

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2 marzo 2008, Wolisso

C’è qcsa ke non va. A Gassa [Dauro Konta] cos’è successo? Nostalgia della missione, riconoscimento di alcune comunanze. Ke qua [ad Addis] boh. X’ l’esito ha i suoi pregi! Qua la relazione con i ragazzi è effettivamente + paritaria, e qsta è una grande opportunità. Qua la casa ti chiama in joco in prima persona. Ed è una crescita. MA. Mah. Ora in una piscina di Wolisso. A riposarmi, ma. C’è qcsa ke non va.

Ne “Il viaggiatore notturno” esperienze spacciate come autobiografike, romanzate. Hanno un effetto realistico, dove la componente di curiosità rispetto all’autore interviene nel catturare l’interesse.

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Mandura, 6 marzo 2008

Sto scrivendo dall’ospedale delle suore comboniane di Mandura, + precisamente da una delle 2 examinations rooms. Alla mia sx una garza sporca, suna scrivania complessivamente pulita. Qsta è zona malarica. Appunto: riconosco una zanzara e mi kiudo in stanza, ma lì non è possibile scrivere, allora torno indietro, vado in un office e mi risetto. Sveglia alle 5e15 x arrivare alle 19 e 30. E poi – dài – non posso prendermi la malaria in un ospedale. Sarebbe come se venissi arrestato in una prigione. No, va bene Paolino Paperino, ma personalmente mi sembrerebbe troppo. Però vedo una zanzara (qella di prima?) e torno nell’examination room, stavolta kiudendo le porte (se fosse stata quella d prima vorrebbe dire ke era uscita da qua, e io non cela faccio rientrare). Insetti di varia forma e colore si arrabattano contro la finestra per provare a penetrarla, ma niente. Finora.
Stasera il macchinone di Zed se la viaggiava su questa sterrata e io ho pensato ke una strada africana, deserta, nel buio, ke kissà dove conduce, è un buon posto x avvicinarsi al senso. (E talvolta ai lati della strada i fari colgono in fragrante esseri h. camminanti, piede nudo e infravisione, guardano davanti, volti inespressivi con una meta nella testa, o forse solo una direzione). È un buon posto x avvicinarsi al senso, forse + della seggiovia dolomitica temporaneamente abbandonata dall’elettricità, ke ti lascia ciondolante e ti sprofonda nella quiete nevosa, a mirare le punte sempre verdi ke (s)bucano qua e là.

ESPRESSIONE: racconta cos’hai visto oggi che ti ha colpito particolarmente

Oggi sono andato a Mandura. Mandura si trova a 550 km da Addis Abeba, dove abito. Le cose che m’hanno colpito lungo la strada sono: dei bambini piccoli come gnomi che correvano velocissimo; un carro armato vecchio di 20 anni abbandonato all’usura del tempo in un campo; una casa semidistrutta da un camion uscito di strada; un ponte dove abbiamo dovuto nascondere le macchine fotografiche perché se no i militari ce le spaccavano perché hanno paura che fotografiamo il ponte, che può essere un obbiettivo militare (si vede che non sanno di Googlearth).

Quando siamo arrivati a Mandura ci hanno accolti a lume di candela 5 suore d 5 nazionalità diverse che stavano calpestando uno scorpione.

L’ESSENZIALITÀ, ancora + che a Gassa. LA SANA ESSENZIALITÀ.


the Meeting Tree (fa un po' Kapuscinski)


8 marzo 2008

Mi prendo del tempo a Mandura. Non posso sapere cosa arriverà in quest’ora, ma quello che volevo era fermarmi. Pausa dalle visite fotografiche, dalle testimonianze. Talvolta si crede che attraverso le testimonianze si conoscano i problemi, le situazioni. Si conoscono dei pdv interni alle situazioni, ma né le situazioni, né i nostri pdv.

nomi in cappella [le suore hanno scritto su un cartello che tengono in cappella i nomi delle persone che lavorano con loro]

bambini nudi

Mangiare (andiamo a) [c’è un paesino vicino Mandura che si chiama Mangiare, da cui la nota]

meeting tree [il mercato o le riunioni si tengono nei pressi di un grande albero ombroso]

prigione: 1000 prigionieri, ma + lietezza --> DILLO A SARA

il governo non vuole che la gente vada in giro nuda [e ha distribuito magliette x evitarlo]

- bambini facevano la verticale, ma io non potevo x’ avevo le tasche piene

- i cattolici con borse di studio pagano agli ortodossi permanenze in Italia per studiare teologia (ortodossa!)

- ci sono stregoni, si fanno pagare tanto. Una strega s’è fatta battezzare e ha ricevuto i sacramenti dopo la catechesi. Continua a ballare, ma ora balla x Dio… [queste frasi confuse + di altre richiedono una spiegazio. Riportano alla vicenda di un donna sciamana, che ballava per gli dei della luna nelle feste, e ha continuato a farlo dopo avere ricevuto i sacramenti. La suora che mi raccontava m’ha spiegato che però ora questa donna ballava per Dio, e la sua conversione era sanamente lenta]


3 verticale
paolo

venerdì 4 aprile 2008

Servizio Incivile all'Estero

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    «Se dipendesse da me, vorrei che i bambini non conoscessero il male. Vorrei che nessuno di loro soffrisse. Vorrei che nessun bambino imparasse cosa significhi la parola "dolore". Nessuno. Tranne quello che mi ha rigato la macchina».


(il Maestro Leonardo Ortolani, da Uomini e topi)

Rassegna fotografica #2: “Libera uscita”

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Proseguendo nel parlare di carcere minorile…
 
Qualche settimana fa, precisamente il lunedì di Pasquetta, dopo una serie di trattative serrate con lo staff direttivo del carcere, abbiamo ottenuto che i ragazzi ivi detenuti, potessero lasciare la struttura per recarsi presso la Cafasso House…

Faccio un excursus (spero non troppo lungo), forse per molti superfluo.
 
La Cafasso House, che prende il nome da S.Giuseppe Cafasso, patrono dei carcerati (era un salesiano, molto vicino a don Bosco, che appunto dedicò gran parte della sua vita nell’accompagnare umanamente e spiritualmente i detenuti), è un altro luogo nel quale spendo molto del mio tempo kenyano. Vi sono ospitati alcuni ragazzi che, dopo essere usciti dal carcere minorile, hanno bisogno di un aiuto, fondamentalmente per potersi reinserire positivamente nella società. È questo un bisogno che però contraddistingue, di fatto, la quasi totalità dei giovani del carcere minorile, che, in quanto “ex-prisoners”, sono fortemente discriminati dalla società stessa e, in tanti casi, anche dalle famiglie.
Soli, senza un minimo di educazione scolastica alle spalle, senza competenze e capacità pratiche che possano permettere loro l’ingresso nel mondo del lavoro…
 
La Cafasso House, per mezzo di coloro che vi operano, interviene proprio su questi aspetti, per fornire anzitutto una presenza e vicinanza ai ragazzi, e poi per aprire loro delle strade e possibilità per il futuro (istruzione scolastica e competenze lavorative in primis).

Dicevo…
 
…35 ragazzi del carcere minorile sono potuti venire in visita (chiaramente accompagnati da guardie armate fino ai denti) dalle parti della Cafasso House.
 
Un incontro ricco, divertente e giocoso, con testimonianze, da parte dei ragazzi di Cafasso, scambi, e, alla fine, un’abbuffata di popcorn.
 
I ragazzi del carcere minorile in avvicinamento…
 
Alcuni ragazzi e un askari (=guardia) che mi guarda un po’ male mentre scatto una foto.
Antony, uno dei Cafasso boys, mentre condivide la sua esperienza…
Si canta…
Si balla…
 
Verso la Cafasso House.
 
E infine i popcorn, preparati da sister Rachael…
 
Saluti!
Ema