mercoledì 1 agosto 2018

Bogovadja refugee camp_week 2

Tornare a casa è un miscuglio tumultuoso di emozioni, immagini e pensieri.
Il tempo al campo ci ha donato nuove consapevolezze dettate dall'aver vissuto una situazione estrema e assolutamente fuori dalla nostra logica.
Forse, adesso, il rischio potrebbe essere quello di  chiuderci al mondo in cui viviamo perché troppo ingiusto ai nostri occhi. Invece non vogliamo rassegnarci al fatto che nulla possa cambiare o vivere nella disillusione del "per quanto mi possa impegnare le cose non possono migliorare grazie a me". Vogliamo che la rabbia del vedere negata una casa e una vita degna a migliaia di persone imprigionate in campi profughi si trasformi per noi in volontà di testimoniare, raccontare, dire la verità.
Desideriamo che la mancata possibilità di andare in una scuola aperta all'integrazione si trasformi in incoraggiamento ad educare i giovani di oggi alla bellezza dell'incontro, che la tristezza suscitata dalla storia di solitudine di V. diventi  un incentivo alla valorizzazione delle relazioni profonde che spesso diamo per scontate.
Vogliamo che il mettersi in viaggio con qualche sacchetto e nulla di più sia esempio per noi a cui sembra di non avere mai abbastanza, che l'attesa perenne in cui vivono i profughi nel campo di Bogovadja sia stimolo a sviluppare l'arte della pazienza quando la frenesia della nostra quotidianità tende a farci volete tutto e subito.
Vogliamo, ancora, che il dolore di chi vede costruire un muro invalicabile davanti al proprio futuro si trasformi per noi in impegno costante e implacabile nella difesa di un mondo che mai vede l'altro come ostacolo e sempre si propone di promuovere accoglienza e solidarietà.
Con forza e cuore vogliamo che la morte di una piccola bimba al campo sia un urlo capace di scuotere in profondità le coscienze di chi con troppa facilità trova nella vulnerabilità dei migranti un trampolino di lancio per accuse, razzismo e individuazione di un capro espiatorio.
La politica è troppo egoista quando pensa di risolvere i problemi di pochi. È insieme all'umanità che si va avanti.


Martina, Milena, Sofia, Matteo
(Serbia 1)

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