venerdì 27 ottobre 2017

Da Tchernivtsi a Managua

Breve storia di una migrazione

Valigie pronte, formazione quasi terminata, biglietti aerei prudentemente custoditi in un libro. Ci siamo. Sembra tutto pronto. La mente divaga, abbraccia ricordi, salta barriere spaziotemporali e mi rispedisce dritta su quell’altalena scomodissima che da bambina mi faceva girare la testa, ma allo stesso tempo, mi faceva sognare altri mondi.


Correva l’anno 2002, conducevo una tranquilla vita a Tchernivtsi, una cittadina vivace e multietnica nel Sudovest dell’Ucraina. Durante un pomeriggio di fine estate, mentre con un gruppetto di amiche scrivevamo una lettera ai Backstreet Boys (in un improbabile inglese) e litigavamo su quale nome doveva comparire per primo nel saluto finale della lettera, apprendevo la notizia che avrebbe cambiato la mia vita: si parte per l'Italia! Come potete immaginare, ero triste di separarmi dalla mia gang, capitemi, il capitalismo musicale americano stava pian piano raggiungendo l'Est e noi avevamo grandi progetti insieme! L'obiettivo era chiaro: diventare le Spice Girls made in Ukraine. Non potevo di certo immaginare che di lì a poco sarei stata catapultata in una scuola in provincia di Caserta a cantare “Jamme jamme, ‘ngoppa jamme ja”. Sì, avete capito bene. Sono stata inserita nel coro scolastico e ho dovuto imparare tutte le canzoni tradizionali napoletane a memoria, prima ancora d'imparare l'italiano. Non era esattamente ciò che mi aspettavo, ma mi sono abituata abbastanza in fretta.
 Inutile stare qui a raccontare delle simpatiche angherie dei miei compagni di classe (nessuno ha un buon ricordo delle medie) e tralasciamo anche lo shock culturale di un’adolescente in piena crisi con il mondo. Infondo, sono solo dettagli di una lunga e intensa “integrazione”, non così diversa da tante altre storie dei figli “issus de l’immigration”.

Crescendo, mi sono resa conto di appartenere sempre di più ad una certa napoletanità che oggi difendo orgogliosamente. A Napoli ha avuto luogo la mia formazione, è qui che ho tessuto legami forti, è qui che mi sono avvicinata alla politica, è qui che ho imparato a fare un ottimo caffè!  Ora, però, Managua mi aspetta e continuo a domandarmi quale delle due culture, che mi porto gelosamente dentro, emergerà nel contesto nicaraguense. Litigherò con il cameriere quando mi porterà una pizza troppo cotta, oppure ricorderò con nostalgia i varenniki che, nonostante l’insistenza di mia madre, non ho mai imparato a cucinare?


Luego veremos!


"...A coloro la cui umanità è troppo preziosa per essere distrutta
da muri, da sbarre e case della morte.
E soprattutto a coloro che continueranno a lottare
finché il razzismo e l'ingiustizia di classe
non saranno banditi per sempre dalla nostra storia"
Angela Davis







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