giovedì 23 giugno 2016

Ad agosto vado in Libano. “Ma chi te lo fa fare?”


Stupore, paura, ammirazione, scherno, a volte indignazione: le reazioni di amici e parenti alla notizia di una tua prossima partenza per il Libano sono molto variegate ma allo stesso tempo monotone, spente, scondite, inappropriate. 



“È pericoloso!”

Ma va? E io che pensavo di andare ad Ondaland. Che poi, se ci si pensa bene, all’oggi cosa non è pericoloso? Ci sarebbe da chiudersi in casa e vivere di stenti, di tragitti brevi casa-lavoro-casa, divano-bagno-cucina, tv-pc-smartphone: ma forse il pericolo è proprio quello, no? Forse è più pericoloso non lasciarsi trasportare dalle proprie inclinazioni. E se corpo e mente ti dicono di partire, tu giustamente parti: altrimenti sarebbe “pericoloso”.


“Ma lì ci sono la guerra, l’Isis, le bombe, i neri, i dinosauri…”


Ma va? Che poi a rispondere così sembra che io stia sottovalutando la minaccia, autoproclamandomi come l’eroe coraggioso a dispetto di tanti codardi. Beh, così non è. Ognuno trova il proprio coraggio nel quotidiano, nell’inseguire i propri obiettivi. Ma se il vostro non è uguale al mio, non prendetemi per scemo o per spericolato. Voglio farlo, ho l’opportunità di farlo e quindi lo faccio. Ho alle spalle Caritas, un’organizzazione molto solida e ben affermata sul territorio, che si occupa e preoccupa di tutto quanto concerne la nostra sicurezza. Non sto partendo zaino in spalla verso l’ignoto: c’è dietro un progetto di formazione preliminare che ti prepara e ti assiste in tutte le fasi.


“Ti ammiro, usi l’unico mese di ferie per il volontariato”


Sì, è così, potrei sicuramente spendere quel tempo in maniera più convenzionale. Ma sfatiamo un mito: non parto per salvare il mondo, non parto solo e soltanto per gli altri: parto in primo luogo per me stesso. Non parto con pacchi di lasagne precotte da distribuire ai bambini che si vedono nelle pubblicità all’ora di pranzo, come non parto per fermare le guerre, le bombe, l’Isis e i dinosauri. Parto per ascoltare, quindi per ricevere: credo nelle persone e in tutto quello che mi potranno regalare raccontandomi la loro storia, consegnandomela in dono perché io possa, tornato a Legnano, montare lenti nuove sugli occhiali da cui guardo il mondo.

Quindi sì, parto per volontariato, ma vi assicuro che non sarà affatto un sacrificio. Sarà anche relax, divertimento, gruppo, sorrisi, canti, balli. Quello che cerco è la genuinità del rapporto tra persone.
Giacomo

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